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“Il Sacro Romano Impero”

51Ghs9G4r1L._SX340_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I nazionalisti romantici dell’epoca dello Sturm un Drang, dagli anni settanta del Settecento, sono ora ricordati come i giganti della letteratura tedesca, ma ai tempi i più non riuscirono a trovare l’impiego che cercavano nelle amministrazioni territoriali e nelle università. I loro appelli al rinnovamento nazionale erano senza dubbio sinceri, ma erano anche influenzati dalla loro esperienza, che li aveva costretti a costruirsi la propria rete di conoscenze al di fuori delle cerchie consolidate. La loro distanza dall’ordine tradizionale veniva a volte ingigantita dalla delusione personale per aver riposto aspettative irrealistiche in Giuseppe II o Federico II di Prussia affinché si ponessero a capo della rinascita nazionale. Coloro che riuscivano a trovare incarichi ufficiali, come Goethe, erano molto meno ostili all’impero. Il resto della popolazione, tuttavia, rimaneva saldamente ancorato alle identità territoriali e locali, che parevano meglio servite dall’ordine politico a maglie larghe dell’impero piuttosto che dal tipo essenzialista di nazione invocato dai romantici.

Il Sacro Romano Impero – Storia di un millennio europeo, Peter H. Wilson, Il saggiatore. Traduzione di Giulia Poerio. L’Europa è nata così. Non si può negare. Con buona pace di Voltaire e di Hegel, tanto per fare due nomi di un certo rilievo. La sua importanza è stata fondamentale. Per motivi politici. Storici. Culturali. Geografici. Sociali. Perché ha attraversato il tempo, per secoli e secoli. È venuto al mondo con Carlo Magno, con un’incoronazione che ha tutti i crismi della leggenda, ed è stato definitivamente sciolto nientedimeno che da Napoleone Bonaparte nel milleottocentosei, quando ancora Sant’Elena era decisamente di là da venire. Un’entità sovranazionale fatta di rituali che rassomigliano alla liturgia, e che al tempo stesso sono la prima gemma del sostrato delle istituzioni così come le oggi le vediamo e viviamo. C’è semplicemente tutto quello che si vorrebbe sapere e che forse, parafrasando un celebre adagio che ha tutte le caratteristiche dello slogan pubblicitario, non si ha avuto nemmeno mai l’ardire di chiedere in questo volume monumentale che assurge al livello di impeccabile e divulgativa testimonianza. Da non perdere.

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