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“Donna sacerdote?”

Donna sacerdote.Vittorio Mencucci.Il pozzo di Giacobbedi Gabriele Ottaviani

L’uomo però non pensa soltanto a riempire lo stomaco, sente il bisogno di sedersi a tavola condividendo il cibo con le persone che ama e di conversare con loro in un’esperienza che, partendo dall’istinto, si arricchisce di sentimenti e di dialogo. Nei primi tempi del cristianesimo è dominante il linguaggio di cena e di pane condiviso, anche se non manca una lettura sacrificale, propria del contesto culturale in cui gli evangelisti scrivono.

Donna sacerdote? Ma con quale Chiesa?, Vittorio Mencucci, Il pozzo di Giacobbe. Nel medioevo la donna è considerata inferiore all’uomo per natura. Dunque non può decidere. Non può amministrare alcunché. È stata creata da una costola del maschio per essergli d’aiuto. Di sostegno. Di conforto. Quindi senza di lui non esiste. Non c’è. Non serve. Non ha vita in quanto tale. Non ha identità. Poi i tempi i sono cambiati. E non ci siamo evoluti. Purtroppo. Anzi, forse c’era più rispetto all’epoca dei carolingi, visto ciò che la cronaca ci propone quotidianamente. L’assurdità in realtà è stata spazzata via con ignominia, come è sacrosanto che sia: c’è ancora chi ha idee idiote, ma contro quelle purtroppo non si può far nulla, la madre dei beoti è sempre incinta, ed è raro che ogni parto non sia molto più che plurigemellare. Oggi come oggi nessuna persona mediamente dotata di sale in zucca può anche solo ammettere che ci sia qualcuno che possa pensare che la donna sia inferiore all’uomo. Però è ancora esclusa dal sacerdozio. Perché se Cristo è l’uomo, dunque lo sposo, e la Chiesa è la sposa, pertanto donna, il ministro che agisce rappresentando in quel momento il divino deve essere maschio. Questa la giustificazione. Che sta in piedi come un tavolo senza gambe. E infatti ciò in merito a cui ci si deve interrogare è qualcos’altro: banalmente, il maschilismo. Per carità, è sessista finanche la grammatica (rose e margherite possono essere bianche, ma se si tratta di tulipani e rose che hanno lo stesso colore potranno essere insieme solo rossi, mai rosse), ma il trascendente dovrebbe guardare oltre il contingente, librarsi più in altro. E questo libro lo fa. È arioso. Non dogmatico. Non cattedratico. Istruttivo. Intelligente. Da leggere.

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