Cinema

“Agadah”

Nahuel Perez Biscayart© Philippe Antonello_06A2343di Gabriele Ottaviani

Agadah. In sala dal sedici di novembre. Di Alberto Rondalli (Il derviscio, L’aria del lago, Garibaldi). Con una compagine di attori internazionale varia, valida e ampia che comprende, fra gli altri, Pilar López de Ayala, Nahuel Pérez Biscayart, Alessio Boni, Caterina Murino, Alessandro Haber, Valentina Cervi, Ivan Franek, Jordi Mollà, Flavio Bucci, Marco Foschi, Antonio Buil Puejo, Giulia Bertinelli, Marta Manduca, Umberto Orsini, Riccardo Bocci e Federica Rosellini. Prendendo le mosse con estremo coraggio, data la difficoltà costituita dalla struttura stessa, a dir poco sdrucciolevole, del materiale di partenza, da uno dei più enigmatici e interessanti romanzi della storia della letteratura mondiale, un testo che non può essere catalogato in un nessun genere, metaletterario, ricchissimo di simbolismi e di espedienti narrativi, una sorta, a voler tentare la quadratura del cerchio, di Bildungsroman erotico, picaresco, fantastico, meraviglioso, perturbante, nel quale nell’arco di sessantasei giornate Alfonso van Worden, una sorta di rivisitazione del don Chisciotte di Cervantes, attraversa la Spagna e non solo, ossia il Manoscritto trovato a Saragozza, che ha già ispirato Wojciech Has al cinema e che è stato citato anche in uno dei più brillanti episodi del Commissario Montalbano da Andrea Camilleri, del conte polacco Jan Potocki, Agadah, che, al netto di qualche lungaggine di troppo, a tratti ricorda pellicole come Stella cadente, colpisce in particolare per l’atmosfera e la cura certosina di fotografia, costumi e scenografia, traspone in territorio italiano il viaggio iniziatico di van Worden. Siamo nella prima metà del diciottesimo secolo, la battaglia di Bitonto sancisce il definitivo passaggio, vent’anni dopo la fine della dominazione spagnola, di cui parlò anche il Manzoni ambientando due secoli prima di quello in cui viveva i suoi Promessi sposi per parlare dei danni del malgoverno senza nominare gli austriaci del suo tempo, sullo Stivale, iniziata nel millecinquecentocinquantanove con il trattato di Cateau-Cambrésis, del regno di Napoli sotto la corona borbonica. E Alfonso, guardia vallone al servizio di re Carlo, riceve l’ordine di andare a Napoli appena possibile. Nonostante Lopez, suo fido servitore, cerchi di dissuaderlo dall’attraversare l’altopiano delle Murge, perché, si dice, infestato da spettri e demoni inquietanti, Alfonso si mette comunque in marcia. E… Sensuale, suadente, complesso: da vedere.

 

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