Libri

“Il giglio di fuoco”

unnamed (1)di Gabriele Ottaviani

Forse il governatore ci credeva in alto mare, dirette verso le Americhe. Quanto allo sceriffo, viveva due piani sopra quella benedetta cantina, ma che ne poteva sapere? La ragazzina ritornava su dalla botola con cibo, cartelli che aveva staccato dalla porta delle chiese e voci varie. «Cosa sono tutti i pali issati in mezzo alla piazza, Mary?» «Alberi della cuccagna» dissi con un pizzico di nostalgia. Lei corrucciò la fronte. Vino, carne, birra calda, spiegai. Balli dove vanno le prostitute, i ruffiani e le ragazzine perbene, nonostante le uova marce dei puritani. Ranuncolo mordeva tranquillamente una crosta di pane. «Potremmo andare stanotte. Non fa bene stare così rinchiusi…» «Questa» risposi acida, «è una reggia in confronto a Newgate.» «Ormai non ci cercano più» obiettò senza smettere di masticare. Alzai la testa, meravigliata. «Non te l’ha detto il taverniere? Hanno preso la banda di Shoreditch nella Taverna del Piede. Non hanno avuto nemmeno il tempo per nascondere l’argento, e quando i soldati li hanno presi, si sono beccati pure qualche coltellata. Li hanno impiccati tutti.» «Cosa?» esclamai. Quelli di Shoreditch dovevano aver capito dal nostro fuggifuggi che avevamo fatto noi l’attacco a Kenley, ma non ci avevano tradito. Erano nostri amici. Chiesi sospettosa: «Come hanno fatto a prendersi il nostro argento?» «Non mi guardare così, Mary. Gli ho solo venduto un vassoio con sopra lo scudo reale, e non è colpa mia se non hanno avuto il tempo di cancellarlo. Li ha traditi.» «Gli hai venduto il vassoio?» «Due giorni fa. E prima che me lo domandi, li hanno arrestati ieri» aggiunse senza scomporsi. Era tranquilla, sprezzante, e capii il messaggio: “Meglio loro di noi.”

Il giglio di fuoco, Vic Echegoyen, Sonzogno, traduzione di Amaranta Sbardella. Il pericolo numero uno è la donna, recita il verso di una canzonetta figlia di un mondo patriarcale, misogino e talmente maschilista da non rendersene nemmeno conto. Però in questo caso di donna pericolosa ce n’è davvero una. La più pericolosa del regno. Va trovata. Va catturata. Va fatta fuori. E deve farlo Léon. No, non Jean Reno. Ma il segretario di stato agli ordini di Richelieu. La spia delle spie, nella Francia della guerra dei trent’anni. La missione è rischiosa, la caccia è febbrile, gli stratagemmi si moltiplicano come punti di vista in un caleidoscopio, e pian piano le personalità vengono a galla, in tutte le loro sfaccettature… Variopinto come un mazzo di fiori di campo, il romanzo di Vic Echegoyen è caratterizzato con indiscutibile efficacia sotto ogni punto di vista, è raffinato, divertente, intenso, ben congegnato, solidamente strutturato: da non perdere.

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