Libri

“Gli uomini mi spiegano le cose”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

Secondo me le basi della speranza sono, semplicemente: ignorare cosa succederà e sapere che l’improbabile e l’inimmaginabile accadranno con una certa regolarità. E che la storia non ufficiale del mondo mostra come l’impegno degli individui e i movimenti popolari possano influenzarla e ottenere qualcosa, anche se non si può prevedere come e se ce la faremo, né quanto tempo ci vorrà. La disperazione è una forma di certezza, la certezza che il futuro assomiglierà molto al presente o che rispetto al presente andrà peggiorando; la disperazione è un ricordo certo del futuro, per dirla con le riecheggianti parole di Gonzales. Altrettanto sicuro di ciò che succederà è l’ottimismo. L’una e l’altro sono la base per la non azione. La speranza può essere la consapevolezza che non possediamo quel ricordo e che la realtà non combacia necessariamente con i nostri piani; la speranza come capacità creativa può derivare da quella che il poeta romantico John Keats chiamava «Capacità Negativa».

Gli uomini mi spiegano le cose – Riflessioni sulla sopraffazione maschile, Rebecca Solnit, Ponte alle grazie, traduzione di Sabrina Placidi, immagini di Ana Teresa Fernandez. È un abuso di potere. Un’ingiustizia. Una crudeltà. Una forma mentis. C’è chi non può farne a meno. Chi non riesce a comportarsi con rispetto. Chi, in verità perché debole, ha assoluto bisogno di dimostrare in ogni situazione e con le maniere più volgari che conosce quella che ritiene essere la sua forza. La capacità di imporsi. Autoritario perché incapace di essere autorevole. Spesso la prevaricazione è attuata dagli uomini nei confronti delle donne. Perché il più delle volte gli uomini hanno maggiore forza fisica. Perché il più delle volte gli uomini sono nelle stanze dei bottoni. Hanno potere decisionale. Possono stabilire il destino di una persona che si trova in condizione di subalternità, per esempio in ambito lavorativo. Perché sfruttano l’altrui bisogno per il proprio personale vantaggio. Perché la tanto decantata parità non è nei fatti ancora stata realizzata, in termini di accessibilità, di opportunità, di meritocrazia. E la sopraffazione si manifesta anche in altro modo, in frasi all’apparenza innocenti o finanche scherzose, ma che rivelano in tutta onestà, viceversa, un atteggiamento più che paternalistico patriarcale, che sfocia nella manifestazione, o meglio nell’ostentazione, del retaggio obsoleto di una superiorità solo presunta che non ha ragione d’esistere, ma che viene esercitata con protervia, riproducendo modelli insensati. Al di là di ogni possibile e in quanto tale semplicemente insulsa generalizzazione, Rebecca Solnit va a fondo del problema, ci si immerge e vi fa immergere il lettore, conducendolo per mano con sicurezza verso la soglia di una più viva e veridica consapevolezza. Da leggere.

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