Libri

“American dust”

518+4lacnhL._SX340_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Rimasi lì seduto, continuando a pensare a David e alla nostra amicizia basata sui sogni.

American dust, Richard Brautigan, Minimum fax, traduzione di Luca Briasco. Ha trentacinque anni ma pare venire dal futuro, perché non mutano le domande che l’uomo si pone, non subiscono l’oltraggio della polvere del tempo le sue esigenze, le sue speranze, i suoi pensieri, i suoi desideri. Rincorrere la felicità indossando scarpe che non fanno altro che slacciarsi di continuo non è facile, ma è questo quello che sognano i protagonisti di un’opera in cui il male di vivere spesso incontrato dal suo autore, che all’epoca stava ingaggiando una dura battaglia contro depressione e alcolismo, si fa pregnante riverbero, che fa rorida ogni cosa, come una malata rugiada. Più sano sarebbe stato investire i soldi in un hamburger che non in un’arma: ma l’adolescenza, si sa, è fatta di errori fatali, che inevitabilmente fanno crescere. Così è per il protagonista, un orfano tredicenne dell’Oregon, là dove l’American dream è una bandiera nella cui pieghe si annidano ombre dolorose. Straordinario, deflagrante, scintillante, unico.

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