Libri

“Culo nero”

berrett_piatto_ssssssssdi Gabriele Ottaviani

Quindi mi piaceva. Tutto sommato come nigeriana era un tipo ben definito, con un bagaglio di esperienze e uno status sociale non molto diversi dai miei. Facevamo entrambi parte di quella casta di giovani cresciuti tra le macerie della nostra classe media. Siamo nati durante le dittature militari degli anni Ottanta e Novanta, abbiamo frequentato le scuole private meno costose o le scuole pubbliche migliori, abbiamo letto gli stessi romanzi di formazione e guardato gli stessi programmi alla televisione, e siamo cresciuti in città. Al contrario della maggior parte dei nigeriani di qualsiasi fascia d’età, l’inglese è stata la nostra prima (e a volte unica) lingua, i nostri accenti innati risalivano a due o tre generazioni passate. Tutto grazie ai nostri genitori, abbastanza istruiti, dediti e fortunati da conservare lo stipendio durante i decenni di austerità marziale; ai nostri dittatori privati, che punivano i loro figli con la stessa frusta che usavano con i parenti più poveri, accolti in casa come domestici; ai nostri modelli di comportamento, che avevano le idee così chiare da preferire sempre e comunque il burro alla margarina, anche quando potevano permettersi soltanto la seconda per i nostri cestini della scuola; coloro che ci hanno protetto e mantenuto, né borghesi né proletari, né così ricchi da mandarci in vacanza all’estero, né così poveri da non portarci per Natale in pellegrinaggio nel paese dove erano nati; ai nostri maestri di vita, che hanno instillato in noi un’inveterata umiliazione per i fallimenti della Nigeria, come pure l’amara nostalgia per la capacità amministrativa della dominazione coloniale. Nella voce e nei gesti di Tekena e in molti altri aspetti della sua persona ho riconosciuto le stesse contraddizioni che mi avevano plasmato. Vergogna e arroganza. Pragmatismo e sentimentalismo. Violenza sconsiderata e sacrifici insensati. Fard rosso e pelle nera… Il fatto è che, quando ho visto Tekena per la prima volta, mi è tornata in mente mia madre. Nei miei ricordi infantili anche lei portava il fard. Verso mio padre nutro sentimenti meno conflittuali: se ne è andato quando avevo otto anni. Mia madre è rimasta per crescere suo figlio ed essere condannata a fallire. Perché, come dice la nostra gente, il successo di un uomo è merito di suo padre. Sei figlio di tuo padre – stai seguendo le orme di tuo padre. La virilità e il machismo sono attributi dello sperma e di conseguenza se il figlio non diventa un uomo la colpa ricade sulle ovaie. «Tuo padre ti ha tirato su bene» si esclama per lodare un ragazzo, ma quando delude questa o quella aspettativa della coppia cromosomica maschile XY, tutti dicono «è colpa di tua madre». Quello che intendo è che se il mondo in cui viviamo è un ring, oltre ai cazzotti ti rifileranno anche tante cazzate. Se dicono che non posso essere figlio di mia madre, allora vorrà dire che sono sua figlia.

Culo nero, A. Igoni Barrett, 66thand2nd, traduzione di Massimiliano Bonatto. Kafka ha fatto scuola, e quando i maestri sono così bravi non ci si può non attendere un capolavoro. E infatti Culo nero, in originale Blackass, può essere perfettamente definito attraverso l’abusato lemma citato poc’anzi: perché è un libro scritto veramente bene, pieno di temi e di livelli e chiavi di lettura, semplice ma profondissimo, articolato e complesso senza essere complicato o farraginoso, inutilmente pomposo. La mattina dell’ennesimo colloquio di lavoro Furo Wariboko, trentatreenne nigeriano, si sveglia e scopre di essersi trasformato, eccezion fatta che per le natiche, rimaste gagliardamente nere proprio come fino alla notte immediatamente precedente, quando era scivolato nel sonno, in un oyibo, ovverosia un uomo bianco, per giunta con i capelli rossi e gli occhi verdi: insomma, il più lontano fra tutti i fototipi possibili. Incredibile, impensabile, inimmaginabile, inspiegabile: non gli resta che fuggire e andare a cercare fortuna a Lagos. Praticamente la summa di tutte le metropoli tentacolari del pianeta. Inizia dunque la sua avventura: straniante, esilarante, pericolosa… Geniale.

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