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“La luce dell’impero”

61KJ0TOsu2L.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’imperatore era in piedi all’ingresso del salone delle feste, l’imperatrice al suo fianco ad accogliere gli oltre duecento invitati. Quella, aveva considerato il principe, si sarebbe tradotta in un’ottima operazione per regalare nuovi consensi alla figura imperiale che ormai, dopo la promulgazione di leggi impopolari, era invisa anche alla nobiltà e al clero messicani. A credere in Massimiliano erano rimasti solo i discendenti delle antiche tribù precolombiane, che vedevano nello straniero dai capelli biondi l’avverarsi di un’antica profezia maya. Anche le strategie francesi sembravano essere mutate: da tempo si vociferava dell’intenzione di Napoleone III di ritirarsi da quella costosa e pericolosa avventura, imbarcare soldati e cannoni e scordarsi per sempre il Messico e i messicani. Se fosse rimasto solo con i suoi volontari austriaci, l’imperatore avrebbe rischiato di capitolare dinanzi alla soverchiante superiorità delle truppe di Benito Juàrez. Stringere nuove alleanze e costruire nuovi rapporti interpersonali poteva dunque essere un’ottima via per creare consensi. Il generale Huguet conosceva tutti gli invitati e si era sistemato alla sinistra di Massimiliano per presentare gli ospiti alla coppia imperiale. Quando fu la volta di Carlos Ruiz, il possidente terriero si inchinò dinanzi a Carlotta e piegò il capo davanti all’imperatore che, rispondendo al saluto, disse: «Ho l’impressione di avervi già incontrato, signore». «Non ho mai avuto la fortuna di esservi presentato,Vostra Altezza. E non sapete quanto ciò mi dispiaccia».

La luce dell’impero, Marco Buticchi, Longanesi. Oswald e Sara possiedono uno yacht e sono in crociera. Si sa che però talvolta può succedere che anche i più raffinati ritrovati tecnologici abbiano delle grane: un contrattempo, pertanto, una banale avaria cui porre rimedio per poter riprendere velocemente e tranquillamente il viaggio, li costringe a una breve sosta in un porto a sud di Tijuana, in Messico, laddove i cartelli della droga spadroneggiano pressoché incontrastati. Anche perché chi cerca di mettere loro i bastoni fra le ruote viene fatto fuori senza por tempo in mezzo. Come il giudice che stava cercando di comunicare con i due malcapitati che sanno troppo… Con notevole abilità Buticchi costruisce una storia ad alta tensione che affonda le sue radici nelle pieghe della storia, nella vicenda di un sovrano illuminato, originario di una grande potenza europea del secolo decimonono e nominato in base ad accordi internazionali imperatore del Messico, le cui conseguenze fatte di sangue e morte giungono fino a noi. Da leggere.

 

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