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“Quinto round”

41cIeK8lfGL._SX341_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lian ha diciassette anni. Il primo ricordo che ha di quel momento è un filo di fumo che si arricciola capricciosamente assecondando le impercettibili correnti che attraversano la stanza. È un pomeriggio autunnale, con il sole già scialbo che muore dietro l’orizzonte frastagliato dei palazzi dietro piazza Vittorio. Il cliente importante è giovane, curato, seduto su una poltrona a fianco di una piantana, fuma un sigaro lungo e sottile – un laguito – dall’aroma vagamente incensato tenendolo tra indice e medio perfettamente distesi, il gomito poggiato sul bracciolo perpendicolare al pavimento. Le gambe sono accavallate con una studiata compostezza che però non comunica rigidità, ma una innata e disinvolta eleganza. Indossa un vestito fumo di Londra sartoriale, dal tessuto leggermente lucido, come se un filo di seta fosse mescolato alla trama altrimenti austera. Ha una camicia bianca, immacolata, e una cravatta a tinta unita sui toni del viola. Un fazzoletto candido, perfettamente stirato, fa capolino dal taschino. Il suo volto è in ombra, ma il suo fisico snello, i capelli neri, lucidi e spessi, rivelano che si tratta di un orientale. Ed è quindi con stupore genuino che accoglie la prima frase in italiano, senza traccia d’accento. “Eccoti, finalmente”. Lian spalanca la bocca. Il giovane resta seduto. “Sembra impossibile”, prosegue, “sei il ritratto del candore, in questo momento. Capisco perché mi hanno detto che sei irresistibile”. La scruta con attenzione. Dà una lunga boccata al sigaro e osserva le volute azzurrine che sembrano attratte dalla luce dorata della piantana. In genere è abituata allo sguardo degli uomini.

Quinto round, Gianluca Ales, Imprimatur. L’unica regola è che non ci sono regole, come da tradizione. Tutto deve risolversi su un ring in cinque riprese al massimo. Nessun colpo è escluso. È un combattimento clandestino, in un’arena improvvisata, all’interno di un hangar che ha visto minuti, ore, giorni, mesi e anni migliori, senza dubbio. Nel frattempo però in corso c’è un’altra battaglia, quella che i criminali ingaggiano per il controllo di Roma e dei suoi traffici illeciti, lasciandosi dietro una scia di sangue. E la risposta dello stato, naturalmente, non può tardare… Classico e travolgente, molto più che realistico, si legge d’un fiato, è scritto benissimo e sembra nato per diventare un film. Da non perdere.

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