Libri

“La cognizione del dolore”

download (2)di Gabriele Ottaviani

Ma tutto, tutto, è bene che si soppesi.

La cognizione del dolore, Carlo Emilio Gadda, Adelphi. È l’incompiuta per eccellenza, un po’, cambiando quel che dev’essere cambiato, come la Sagrada Familia. È un’opera la cui genesi è stata travagliata come poche altre nel corso della storia letteraria non solo italiana e non semplicemente novecentesca. Del resto però la produzione del timidissimo ingegner Gadda (così viene raccontato in molte biografie e nella più varia aneddotica, come quella, per esempio, di cui non fa mancare al lettore alcun particolare Sandra Petrignani, che narra di un uomo facile a scandalizzarsi per i più vari motivi, come il continuo avvicendarsi di fidanzati alla porta dell’amico Arbasino, pieno di verecondia, bersaglio di scherzi terribili fin sulla soglia della sua casa romana di via Blumenstihl) non manca di episodi in tal senso: d’altro canto colui che è stato con ogni probabilità uno tra i maggiori, se non il più importante, tra gli scrittori italiani – ma il respiro della sua prosa è amplissimo, il livello internazionale – degli ultimi cento anni ha fatto della molteplicità, e quindi dell’incompletezza, così come della riscrittura, una caratteristica poetica. Il libro non finisce, la stampa non è un termine, niente è uguale per sempre, il testo è vivo ed è un ipertesto, perché ogni parola è a sé e al tempo stesso si lega a tutte le altre, l’opera è viva e dialoga con i lettori, col suo tempo, con il resto della letteratura e con le arti che la circondano. Altrimenti, se il romanzo resta solo ciò che era nell’Ottocento, rinchiuso nella sua decorativa cornice, non ha scampo, non può più permettersi di raccontare la modernità, di avere senso, di stabilire un legame. Composto inizialmente tra gli ultimi anni del primo dopoguerra, subito dopo la morte dell’impegnativa genitrice di Carlo Emilio Gadda, che con i genitori ha sempre avuto un rapporto difficile, sofferente e triste, reso ancora più complesso da quella costante presentissima assenza, l’assente presenza eterea e più che concreta di un fratello passato a miglior vita, e le fasi d’esordio del secondo conflitto mondiale, pubblicato a puntate, abbandonato, ripreso, rivisitato, ampliato in seguito, sembra scritto domani: non è migliorata molto l’Italia dall’epoca fascista, è rimasta un reame da operetta che vorrebbe avere dignità shakespeariana imbevuto di idiozia e di ambizioni miserabili, coltivato a pere butirre, uno gnommero di frustrazioni riprodotto magistralmente nel continuo gioco di specchi e tra lingue della scrittura barocca, allegorica, manzoniana, paradossale e grottesca che medita e fa meditare sulla banalità irredimibile del male. Un classico imprescindibile da leggere e rileggere in una nuova, meravigliosa veste.

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