Libri

“La ferrovia sotterranea”

51rv5eVem8L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’America ha importato e allevato così tanti africani che in molti stati i bianchi sono ormai in minoranza. Anche solo per questo motivo, l’emancipazione è impossibile. Grazie alla sterilizzazione strategica – prima delle donne, col tempo di entrambi i sessi – potremmo liberarli dalla schiavitù senza la paura che ci massacrino nel sonno.

La ferrovia sotterranea, Colson Whitehead, SUR. Traduzione di Martina Testa. Ha vinto il Pulitzer e il National Book Award. I premi lasciano il tempo che trovano, direbbe qualcuno. Di norma quel qualcuno che i premi non li vince mai, però, perché è annosa la questione tra la volpe e l’uva che si permette di crescere troppo in alto e che dunque viene fatta passare per acerba da chi semplicemente non è capace di raggiungerla ma mai e poi mai avrà la decenza di ammetterlo. Perché questo romanzo non è solo un capolavoro, che sarà pure parola abusata, ma non è colpa di quest’opera monumentale se certi lemmi vengono usati a sproposito e per chi non se li merita, ma è soprattutto, oltre a essere semplicemente perfetto sotto ogni punto di vista, nonché a essere destinato a diventare un classico prima di subito, un libro fondamentale. Indispensabile. Necessario. Di importanza imprescindibile dal punto di vista etico. Morale. Culturale. Sociale. Politico. Oggi più che mai. Georgia, Ottocento. Cora è nera. È una schiava. Lavora in una piantagione di cotone. Fugge. Si avvale della “ferrovia sotterranea”. Verso la vita e la libertà. Ma… Sensazionale, deflagrante, miracoloso.

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2 risposte a "“La ferrovia sotterranea”"

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