dialettologia, le parole della domenica

Buffa, ovvero Tema con variazioni dal rospo al buffet…

hqdefaultdi Giuseppe Mario Tripodi

Buffa, nome del rospo comune in tutti i dialetti della Calabria, simile al latino (Bufo-bufonis) utilizzato da Linneo per indicare una  famiglia di anfibi, Bufonidae, che ne include molte varietà.

I rospi maschi, nel periodo dell’accoppiamento, emettono un gracidio molto forte che serve sia a richiamare le femmine che ad allontanare gli altri maschi; questi  però, lungi dall’impaurirsi, si mettono a cantare a loro volta. Veri e propri concerti vocali antifonati che erano comuni nel tempo della nostra adolescenza ma che ora, nel mondo disordinatamente antropizzato nel quale viviamo, è sempre più raro sentire.

Per cantare il rospo, come le rane e le raganelle, apre la bocca e soffia verso l’esterno, gonfiando una sacca vocale come fanno i bambini dopo aver masticato un po’ il chewingum.

Ed ecco la filiazione linguistica: da buffa, animale che soffia, parola dialettale calabra, viene fuori l’italiano buffo, soffio di vento, con vari derivati tra cui Buffare, soffiare, che i dizionari linguistici e i dizionari etimologici, considerano di origine onomatopeica; buffone è colui che rigonfia le gote per far ridere, proprio come le rappresentazioni di Eolo che rigonfia le gote per incentivare la forza del vento.

Sempre da buffa, in lingua calabra viene buffari, che significa a) gonfiare qualcuno di botte (u buffai i maschiati, l’ho riempito di schiaffi), nonché buffettuni, schiaffo tanto forte da  gonfiare il viso di chi lo riceve (un ‘fratello’ con lo stesso significato in castigliano, bofetòn) e la forma riflessiva (buffarisi in siciliano) che passò ad indicare invece una altro … rigonfiamento, quello conseguente di chi mangia a crepapelle: mi buffai di ricotta, ho mangiato molta ricotta, ndi buffammu a carni di crapa, abbiamo mangiato molta carne di capra.

Sempre da buffari in calabrese derivano anche: a) buffetta, tavolo quadrangolare da cucina che era un arredo essenziale anche nelle case più povere, intorno alla quale  si mangiava … senza abbuffarsi, data la povertà delle vivande; b)  buffeddha che in  zona grecanica è una frittella fatta da pasta con dentro un passato di patate dolci,  dolce rigonfio; b) l’aggettivo bòchienu-a, che indica una persona grassa, che ha difficoltà di respirazione.

La lingua francese registra un discreto lemmario con significati compatibili o derivati da quello calabro, bouffer, soffiare, bouffée, ventata, bouffir, gonfiare, cheveux  bouffants, capelli vaporosi, a sbuffo, bouffon, buffone, comico; ma, per intendere il legame o la dipendenza dalla la buffa calabrese, occorre soffermarsi sulla parola bouffette, nappa, stoffa molto sottile per abiti, borse e guanti particolarmente morbidi; il significato, non congruo con soffi ventosi o rigonfiamenti di sorta, si lega al resto dei lemmi solo pensando al velo sottile del rospo che si gonfia fuori dalla sua bocca nel canto d’amore.

La lingua spagnola ha bòfeta, tiela de algodon delgada y tiesa, tela sottile e tesa dunque, come la sacca del rospo quando canta, ma soprattutto bofetada, tramoja de teatro que se funda en un quicio como de puerta y que, al girar, hace aparecer o desaparecer ante los espectatores personas y objetos,  qualcosa simile a uno stipite che, aprendosi e chiudendosi, fa apparire e sparire le cose per gli spettatori, proprio come appare e sparisce il velo buccale del rospo mentre si esercita nel suo verso amoroso.

E anche bofe, polmone, può essere applicazione metonimica: dal soffio all’organo che soffia.

Bòfena in lingua castigliana significa ‘echada dal bofe’, tirata fuori dal polmone, spolmonata, è ‘sorella’ della nostra bòchiena. I due aggettivi infatti sono anche simili nella pronuncia dato che la differenza fonetica, come tra chìmmena del calabrese medio e cosentino da una parte e la fimmina nei dialetti reggini dell’altro, con la effe resa col nesso ch, è quasi impercettibile

Da buffa deriva anche buffet, parola francese a diffusione universale che è passata a indicare tavoli da cucina e da ristorante di diversa forma. Tutti i dizionari, da Treccani a Wikipedia, la indicano come ‘di origine ignota’ o ‘incerta’ e risalente al secolo  XVII; per le cose di cui abbiamo detto sopra l’origine non può che essere nelle parlate della penisola calabrese.

Buffa è soprannome bassojonico e, a Mèlito, anche nella variante Baffa: Il soprannome gli era stato affibbiato per un errore di pronuncia, uno scambio di vocale avrebbero detto gli enigmisti. In un periodo imprecisato della sua adolescenza  aveva intravisto una rana e, rivolgendosi ai suoi compagni di gioco, aveva erroneamente esclamato: <<Figghiòli, figghiòli! Ccà nc’esti na baffa!>>; quella vocale sbagliata(…) detta in presenza d’u maru Zi Ciccu u Parrinu, famoso coniatore di ingiurie, era stata sufficiente a marchiarlo per diverse generazioni (Straci 1, p. 15).

Torniamo, per chiudere, a dove eravamo partiti e cioè all’onomatopea da cui deriverebbe per Bruno Migliorini sia Buffo che Buffare. Quindi sarebbe stato il suono del soffio del vento a generare la parola,

Le parole in questione potrebbero avere altra etimologia, e precisamente dal greco Bôs, Boós (latinizzato in bos-bovis), il toro, bue, mucca che O. Suleimenov (Dal segno al suono, per una preistoria del linguaggio, Roma2015, pp-51-61) considera animali rilevanti per l’inizio onomatopeico della fonazione perché dotati di un complesso di suoni in grado di trasmettere tutta la gamma delle emozioni e delle informazioni sensibili che il bestiame può provare: la fame o la sazietà, la tenerezza per il vitellino, l’insoddisfazione, la collera, la paura, così pure l’amore,  il dolore e la sofferenza della morte (ibidem, p. 57). Ora esiste un anfibio noto come Rana Toro dotato, secondo la rivista National Geografic,  di un  verso baritonale così profondo e risonante da ricordare il muggito di una mucca; da qui il suo nome. Solo i maschi emettono questo distintivo muggito e i loro cori echeggiano sia di giorno che di notte.

Buffa potrebbe dunque essere parola antichissima, onomatopeica sì, ma generata dalla percezione proto-umana di una rana con la voce di toro, Boós > Bovis > bofis > Bufis >Buffa.

 

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2 risposte a "Buffa, ovvero Tema con variazioni dal rospo al buffet…"

  1. Paolo Dimitri ha detto:

    Da noi in Salento si usa il termine”bbuccunotto “ = pasticciotto, per designare un dolce ripieno di crema che potrebbe ingurgitarlo in un boccone. Ma potrebbe derivare da “ bocca “.

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  2. Paolo Dimitri ha detto:

    Da noi, in Salento, si usa il termine”bbuccunotto “ = pasticciotto, per designare un dolce ripieno di crema che potrebbe ingurgitarlo in un boccone.
    Ma potrebbe derivare da “ bocca “.

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