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“Gli anni al contrario”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le giornate di Giovanni erano scandite dalla mensa, dall’orto, dai colloqui con i nuovi arrivati. Pensò che la comunità avrebbe potuto essere il posto giusto per far vivere le vecchie utopie, ma il tempo della politica per lui era finito. Peccato, perché per la prima volta a Giovanni non pesavano né il suo cognome né la sua storia. Con l’energia di quella gente che arrivava da esperienze diversissime, si liberava di una vita precedente e provava a ricominciare daccapo, la rivoluzione si sarebbe potuta fare per davvero, pensava: se non ci ha ammazzato l’eroina, non ci ammazza più nessuno. A volte, prima di salire in camera per la notte, rimaneva fuori a fumare, guardava il cielo, si ripeteva passi delle lettere di Mara, convinto che solo sua figlia lo capisse.

Gli anni al contrario, Nadia Terranova, Einaudi. Messina, quarant’anni fa. Silini è un vero e proprio fascistone. Ha una figlia. Aurora. Il modello della studentessa modello. Che non vede l’ora di andarsene di casa, di lasciare la sua famiglia che le fa l’effetto di un nodo scorsoio al collo. Studia persino in bagno. Anzi, è quella la sua stanza d’elezione per isolarsi dal contesto che la opprime. Giovanni invece vuole proprio fare la rivoluzione. Arriva all’università. Incontra Aurora. Non fanno in tempo a presentarsi che Aurora è già incinta. Una presa di coscienza che non prevede appello, e che fa capire che purtroppo, anche se nessuno è disposto ad ammetterlo, certe volte nemmeno l’amore basta. E… Romanzo di formazione, storico, politico, sociale, appassionatamente d’amore, Gli anni al contrario è il ritratto sempiterno della giovinezza, che, come il poeta di fronte a Esterina, che ha l’ardimento e la capacità di tuffarsi, spesso è costretta a rimanere a terra, al palo, lontana dalla vita vera, tradita da chi doveva proteggerla. Intenso e sinceramente emozionante, onesto, niente affatto enfatico o retorico.

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