Libri

“Tutti gli uccelli, cantano”

download (8).jpgdi Gabriele Ottaviani

«Non sono stato un buon padre con lui» disse Don a voce bassa. «Più che altro non sapevo cosa fare. E questo non è tanto grave se hai una madre affettuosa… il padre non è poi così necessario». Aprì gli occhi e mi guardò in faccia. «Prendi il mio». Stese un braccio che teneva dietro la testa in un ampio gesto, come se indicasse qualcosa. «Era abbastanza un disastro… andava al lavoro, e quando tornava gli stavamo alla larga». Si rimise la mano dietro la testa. «Io non arrivavo a quel punto… volevo essere qualcosa di più per Samson, ma non ero granché. Non riuscivo a parlargli come si parla ai bambini, mi imbarazzava. Margaret mi diceva sempre: “Guarda che non è un adulto piccolo di statura, è un bambino”. Ma io non ho mai capito la differenza. E dopo, quando è cresciuto, soffriva di un disturbo dell’attenzione, qualcosa del genere. Gli insegnanti non ci sapevano fare. Io non ci sapevo fare. Ma sua madre… beh, lei sì». Lasciò ricadere le mani e le posò sul tavolo, con attenzione. Erano mani vecchie, più vecchie del resto di lui. C’era una lunga cicatrice su uno degli indici, come se glielo avessero aperto in due, e le unghie erano gialle, spesse e rigate. La punta delle dita era deformata.

Tutti gli uccelli, cantano, Evie Wyld, Safarà, traduzione di Monica Pareschi. L’isola – più che altro uno scoglio, in verità – non ha nome. E non ha nemmeno pace. È sempre sferzata dal vento e dalla pioggia. Appartiene alla Gran Bretagna, ed è il luogo dove Jake, insieme a un cane e a un gregge di ovini, che di sicuro danno da fare e possono anche essere di compagnia, ma fino a un certo punto, siamo onesti, ha scelto di vivere. Certo non è il posto più ospitale che si possa immaginare, ma è anche vero che forse è proprio di questo che Jake ha bisogno. Di solitudine, di un eremo ostile, che tenga lontano le pene dei ricordi rispecchiandole nelle intemperie, come in una sorta di catarsi, di restare in compagnia delle cicatrici che porta sul suo corpo, retaggio di ferite lontane ma il cui dolore non si è affatto sopito. Ma dopo un po’ capita, sfortunatamente, che le pecore muoiano una dietro l’altra, orribilmente, notte dopo notte. E riemerge, quindi, la rimembranza di un orrore che rimanda all’implacabile sole del deserto australiano, una tragedia che Jake si illudeva di aver superato. Nel frattempo gli uccelli, tutti, sempre più fitti, cantano… Un thriller semplicemente mozzafiato, da non farsi sfuggire.

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