Libri

“Musicage”

download (10).jpgdi Gabriele Ottaviani

La mia sensazione è che i cinesi, o chiunque usi l’I Ching come oracolo, guardando le splendide linee [degli esagrammi] che hanno un legame strettissimo, in termini puramente grafici, con l’apertura e la chiusura, la flessibilità e la stabilità… usando la tabella mi sembra che la vera fiducia nel suo significato abbia più a che fare con il lasciarsi guidare verso la conoscenza dalle immagini, piuttosto che da un senso che prima di tutto è numerico. Il contrasto, penso, è con il filosofo e matematico occidentale Pitagora, la cui fede era in primis nei numeri; era convinto che i numeri esprimessero qualcosa di essenziale riguardo alla composizione dell’universo. Attraverso i numeri, attraverso la matematica, attraverso la musica basata sui numeri… la convinzione di partecipare all’ordine logico dell’universo, che secondo lui era fatto di numeri, essenzialmente. Come ho già detto, secondo la sua mitologia noi cadiamo da uno stato di perfezione, tra le stelle, e l’unico modo per colmare il divario tra la nostra condizione terrena e quella delle stelle passa per i numeri. Insomma, per lui i numeri hanno una logica potente, mistica. Conta su di loro, come dire, per ottenere l’accesso… partecipare all’ordine dell’universo. Comunque, ho pensato che per certi versi sei più vicino allo spirito di Pitagora… anche Buckminster Fuller era più vicino a Pitagora… riguardo ai numeri, che all’I Ching. È a questo che penso, quando ti chiedo con che cosa entrano in rapporto l’ascoltatore quando sperimenta il risultato del tuo lavoro sui numeri. Un pitagorico direbbe che entra in rapporto con l’ordine dell’universo. O, se tu fossi un pitagorico modificato, aggiornato, per esempio un teorico del caos, potresti dire qualcosa di simile, soltanto che la dinamica dell’universo includerebbe sia l’ordine che il disordine: il caso.

Musicage – Conversazioni con Joan Retallack, John Cage, Il saggiatore, prefazione di Veniero Rizzardi, traduzione di Luca Fusari. Con ogni probabilità la musica contemporanea non esisterebbe senza l’opera di John Cage (Credo In Us, Four walls, HPSCHD, Four6, Water Walk): un poeta, un teorico che si è interessato all’Oriente, a Wittgenstein, al silenzio, un raccoglitore di funghi indefesso, un compositore interpretato da personalità del calibro di Michael Bach, Boris Berman, Sven Birch, Stephen Drury, Armin Fuchs, Louis Goldestein, Herbert Henck, Evi Kyriazidou, Cosimo Damiano Lanza, Alexeï Lubimov, Bobby Mitchell, Joshua Pierce, Giancarlo Simonacci, Margaret Leng Tan, Adam Tendler, John Tilbury, Roger Zahab, Ezio Bosso, Marco Pedrazzini, Icarus Ensemble e Icarus vs Muzak, un uomo che nel millenovecentocinquantadue, in ossequio al suo credo più forte, quello per l’assoluta libertà, ha avuto il coraggio di regalare al mondo 4’33”, una composizione per qualunque strumento musicale o qualsivoglia ensemble il cui spartito, volendo sottolineare l’importanza dell’ambiente, del contesto in cui si vive e si esiste, impone all’esecutore di non suonare (tacet) per tutta la durata dei tre movimenti, rispettivamente di trenta, centoquarantatré e cento secondi. Ironico, gaudente, taciturno. Un genio dal multiforme ingegno di cui questo libro, grazie al dialogo con Joan Retallack, poetessa, critica, biografa, docente universitaria in numerosi atenei, propone un ritratto vividissimo. Imprescindibile.

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