Cinema

“Leatherface”

the-birth-of-leatherface-is-comingdi Gabriele Ottaviani

Texas, millenovecentosessantacinque. Alcuni ragazzi detenuti in un istituto di tutela in cui abbondano, più o meno come nelle loro criminali e perverse famiglie di origine, gli orrori fuggono portando via con sé una giovane e caritatevole infermiera. L’obiettivo è sconfinare in Messico. A inseguirli la polizia, guidata da un uomo violento e vendicativo che a causa di uno di loro, allevato peggio che allo stato brado da un clan aberrante guidato dalla perfida Verna, ha perduto anni addietro l’amatissima figlia. Leatherface, in sala da oggi, con Stephen Dorff (Non aprite quel cancello, La forza del singolo, Cuba Libre, Backbeat, SFW, Les cent et une nuits de Simon Cinéma, Intrigo perverso, Ho sparato a Andy Warhol, Blood & Wine, A morte Hollywood, World Trade Center, Shadowboxer, Somewhere, Immortals) e Lili Taylor (Mystic Pizza, Nato il quattro luglio, America oggi, Prét-à-Porter, Le cose che non ti ho mai detto, Ransom, Gli imbroglioni, Six Feet Under, Alta fedeltà, La scandalosa vita di Bettie Page, Nemico pubblico, Blood ties, American crime, Fino all’osso), purtroppo appare indifendibile: è un horror solo in teoria. Scritto, doppiato e interpretato male, girato peggio, sciatto, poco sensato e senza ritmo, in realtà banalmente disgusta, ma nulla più. Peccato.

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