Libri

“Il tuffo”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una delle ultime occasioni in cui Freya vide Roy Walsh fu al bar del Grand. Aveva trascorso la mattinata tormentata dalla preoccupazione per il padre. Il pomeriggio era nuvoloso. Lo passò perlopiù dietro il bancone. Entrò George il portiere. Si tolse il cilindro. Diede un’occhiata alla lista dei vip in arrivo che teneva appiccicata all’orlo interno del cappello. Con un rapido movimento della mano si ravviò i capelli. Freya lo osservò riprendere posizione nel suo punto preferito del marciapiede, a debita distanza dai volatili appostati sulla tenda da sole, finché non arrivò un cliente. Freya registrò i suoi dati e andò tutto liscio fino al momento in cui gli sorrise porgendogli le chiavi. L’uomo le guardò con aria di disgusto e annunciò che avrebbe gradito una stanza migliore, e allo stesso prezzo. Perché per dirlo aspettavano tutti che le formalità fossero state sbrigate? Se l’avessero chiesto gentilmente, con anticipo, gli si sarebbe fatto più volentieri un favore.

Il tuffo, Jonathan Lee, SUR, traduzione di Sara Reggiani. Il dodici di ottobre del millenovecentoottantaquattro è un venerdì. A Brighton si tiene il congresso dei Tories. In quella sede una bomba esplode, causando morti e feriti. Il bersaglio dell’attentato è naturalmente the Iron Lady, ossia il primo ministro Margaret Thatcher, che ne esce illesa e politicamente più forte (governerà ancora per anni, per merito suo e forse finanche soprattutto per demerito dei suoi avversari). È un fatto vero, storico. Che ispira Jonathan Lee per iniziare la narrazione di tre immaginarie vicende, amalgamate con maestria ed eleganza, abilità e rara tensione, quella di Moose Finch, che vede nella gestione dell’evento nel suo hotel un possibilità di rivincita rispetto alle sue frustrazioni, quella di Freya, sua figlia, in piena età di transizione, con tutto quel che ne consegue, e quella di Dan, un militante dell’IRA. Intenso, umano, sottile, profondo, coinvolgente: da non perdere.

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