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“Motel Chronicles”

motel-chronicles.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho paura che certi pensieri possano avverarsi sul serio. Non tanto i pensieri, voglio dire, quanto la cosa che riguarda i pensieri. L’argomento del pensiero. Per esempio, può venirmi in mente che mi taglio la testa con una sega elettrica. Lo vedo. Nel pensiero. Il pensiero suscita questa immagine: (Testa che vola via. Collo sanguinante. Ed eccomi lì. In mezzo a un campo. Sotto una quercia. La mia sega elettrica rossa è sopra di me. Le allodole cantano. Un merlo si posa sull’albero. La sega elettrica scatta all’indietro e mi trancia via la testa). Scuoto la testa e mi dico «No! Non farti venire pensieri del genere! Potrebbero avverarsi». Talora il pensiero mi abbandona quando dico così. Ma un sacco di volte ritorna e un sacco di volte torna indietro come una nuova versione del pensiero originale. Per esempio, questa volta ritornerà sotto questa forma: (Eccomi lì. In piedi in un campo. Sotto una quercia. La mia sega elettrica rossa sospesa sopra di me. Un’allodola canta in lontananza. Un falco plana in cerchi. Un cane abbaia. La Sega Elettrica rincula e mi taglia via un braccio).

Motel Chronicles, Sam Shepard, Il saggiatore, traduzione di Delfina Vezzoli. Sam Shepard (Frances, Follia d’amore, Crimini del cuore, Fiori d’acciaio, Il rapporto Pelican, La neve cade sui cedri, Passione ribelle, Codice: Swordfish, Black Hawk Down, Le pagine della nostra vita, I segreti di Osage County, In dubious battle), nato in Illinois e recentemente scomparso all’età di settantaquattro anni ancora da compiere nella sua casa in Kentucky a causa delle complicazioni dovute alla sclerosi laterale amiotrofica che da tempo, come pure la terribile e dolorosa dipendenza dall’alcol che già nelle fasi più precoci della sua esistenza lo aveva tormentato, in quanto ne era vittima il padre, lo affliggeva, è stato un attore, un regista, uno sceneggiatore, un commediografo, uno scrittore. Legato, tra le altre, a Patti Smith e Jessica Lange, ha visto i suoi lavori insigniti dei riconoscimenti più prestigiosi, come gli Obie e soprattutto il Pulitzer, e lui stesso è stato più volte nominato per i Tony, gli Oscar del teatro: in questa raccolta di racconti, frammenti, pensieri, impressioni, flash, tra il reale e l’onirico, l’autobiografico, il parossistico e il paradossale, dà voce all’America. Quella vera. Quella pura. Quella di frontiera, scabra, finanche violenta, dove contorni e contrasti sono netti, assoluti. Non New York, San Francisco, Los Angeles, Chicago, Boston. Che sono le eccezioni cosmopolite e globalizzate, non la regola. Bensì le città fatte di un emporio, una strada, tre case per marciapiede, un distributore di carburante e intorno un contado sterminato, dolce e insieme riarso, sfondo che si fa personaggio, specchio delle innumerevoli e sovente contraddittorie ossessioni innate nell’animo umano che Shepard indaga con magistrale sapienza. Da non perdere.

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