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“Piero Ciampi – Maledetti amici”

FRONTE_MALEDETTI_AMICI_SITOdi Gabriele Ottaviani

Quando il Catanzaro era in serie A andavamo in trasferta con Piero e gli amici che venivano da Catanzaro. Facevamo un’imbarcata con la mia Citroën. La prima partita in calendario fu Juventus-Catanzaro. Per tutti noi era una trasferta difficile, quasi improponibile, ma l’euforia ci confondeva le idee a tal punto che durante il viaggio da Roma a Torino cominciammo a pronosticare, sottovoce, un risultato positivo. Alla brigata dei catanzaresi si era aggregato anche Piero, il quale era diventato nostro tifoso. Sarebbe stata una partita memorabile: vedere le maglie giallorosse combattere sul terreno del Comunale. Piero era felice come una pasqua perché era sicuro di fare casino, all’occorrenza, di mandare a quel paese gli juventini della tribuna, di scaldare i nostri cuori con urla di incoraggiamento. Però. C’era un però. In macchina, ogni cinque minuti, Piero diceva che doveva andare al bagno e io tentavo di convincerlo: «Piero, ma aspetta un po’… siamo appena partiti». Noi tutti sapevamo che voleva fermarsi per bere. «Aspetta, facciamo un po’ di chilometri» incalzavo, «il viaggio è lungo e se ci fermiamo ogni dieci minuti non arriviamo più». «Pino ma io devo andare in bagno! Devo andare in bagno!» Alla fine ruppe talmente le scatole che ci dovemmo fermare. Quando sostammo al primo Autogrill, aspettammo dieci minuti e lui uscì con cinquanta bottigliette mignon di liquori vari, come avevamo previsto. Arrivati a destinazione ci rendemmo conto che lo stadio era tutto giallorosso: erano venuti migliaia di calabresi perché avevamo invaso letteralmente la tribuna, e anche i nostri cuori cominciavano a battere più del previsto. I piemontesi ci guardavano come se fossimo mafiosi in cerca di una rissa. Nessuno, in quella tribuna, poteva tifare per la Juve, anzi, uno che tifava Juve e aveva un accento vagamente meridionale lo invitammo letteralmente ad andarsene altrimenti l’avremmo portato fuori con la forza. Piero, eccitato anche dalle bottiglie di liquore, ci sguazzava dentro e, non sapendo cosa fare si tolse una scarpa preparandosi ad una improbabile battaglia poi si strappò la giacca per gli abbracci ballerini con un macellaio di Polistena fornito di abbondanti libagioni. Alcuni aristocratici piemontesi cambiarono aria, spostandosi lateralmente mentre noi li guardavamo minacciosi.

Piero Ciampi – Maledetti amici, Pino Pavone, Aliberti. Pino è paziente, Piero attacca briga prima ancora di chiedersi se ne valga la pena. È un genio, ma la sregolatezza si impone sull’estro a dir poco sopraffino. Ha avuto delle compagne, ma la più affidabile, purtroppo, è sempre stata la bottiglia. Ha avuto grandi occasioni e le ha sciupate, in altri momenti il suo astro ha illuminato d’un colpo tutto il cielo. Ha collaborato con i più grandi, e con Pino ha scritto molto. E soprattutto ha condiviso una splendida, virilissima, sincera, difficile, autentica amicizia. Ha girato in lungo e in largo l’Italia e non solo. Era livornese. Anarchico. Comunista. È stato un cantautore memorabile. Dunque spesso dimenticato. Pino Pavone scrive un libro su di lui, Piero Ciampi, che è molto più che una biografia. È una sinfonia di mille strumenti.

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