locarno 2017

“Milla”

972388di Gabriele Ottaviani

Milla. Di Valerie Massadian. Con Severine Jonckeere, Luc Chessel, Ethan Jonckeere. Milla e Léo sono poco più che adolescenti. Sono soli al mondo. Stanno insieme. Vivono in macchina. Poi occupano una catapecchia. La sola cosa bella è la base in legno di una vecchia macchina per cucire Singer, di quelle col pedale, che usano come tavolino. Campano di espedienti. Contano gli spiccioli, hanno sessantaquattro euro, che tengono in un borsellino per lo più custodito in una scatola di latta insieme a qualche altra chincaglieria di poco valore economico, ma non affettivo. Possiedono un sacco di libri, finanche una vecchia edizione della Duras. Lui riesce a trovare un lavoro per cui non occorra un diploma, su un peschereccio. Poi il destino lascia Milla sola. Con i suoi ricordi, la paura per il futuro, l’eco della splendida Où sont tous mes amants? (la incisero anche, tra gli altri, quindici anni fa Patrick Bruel, che vedremo a Venezia insieme a Micaela Ramazzotti nel film di Riso Una famiglia, e le meravigliose Sandrine Kiberlain ed Emmanuelle Béart) nelle orecchie e la pancia che cresce sempre più. Trova un impiego, prima come donna delle pulizie in un albergo, in seguito, dopo che ha cambiato casa, è arrivata Léia, una bella gattona, a farle compagnia, ed è nato Ethan, consapevole sin da piccolissimo che il suo papà è in cielo, come aiutante in una frutteria. Mantiene i piedi per terra, ma non smette nemmeno di sognare. E… Peccato che sia così diluito per centoventotto minuti per lo più senza dialoghi il film della fotografa e cineasta franco-armena, perché l’intensità della protagonista, soprattutto nelle sequenze finali in cui interagisce col suo bimbo, è notevolissima: ma gli accenti lirici un po’ scombiccherati e a tratti gratuiti lo rendono disarmonico, altalenante nel suo riprodurre il percorso dall’abiezione all’evoluzione, mentre la vita non può che proseguire con tutta la sua forza innata.

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