Libri

“La vita che non vedi”

51rityDYaZL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fu una bella settimana. Andammo a rovistare nei negozi di dischi usati, tornammo a piedi alla scarpata e una sera li trovai tutti e tre a giocare nel cortile della mia vecchia scuola. In un modo o nell’altro erano diventati una squadra. Dato che ero figlia unica, il rapporto tra fratelli e sorelle mi incuriosiva sempre e mi sembrava un grande vantaggio avere qualcuno che ti conosce fin nel sangue, quando pensavi alla morte. Dopo quella volta, tornai da ma’ senza di loro. All’inizio volevo darmi da fare, pulire bene la casa, mettere in ordine le sue carte, ma lei non era pronta e non c’era granché da fare e non voleva che qualcuno le mettesse fretta. Nessuno ha voglia di ammettere: Be’, ecco fatto. In un paio d’ore la mia vita è bella che risolta. Perciò ce ne stavamo lí sedute a ciondolare e a irritarci a vicenda. Esci e lasciami un po’ in pace, diceva. Andai a trovare qualcuno nei vecchi club, entrai nell’Alexandra e mi fermai dove avevo posato gli occhi su T per la prima volta, andai al Downstairs Club. Le acciaierie perdevano colpi, comprate in blocco da un gruppo di interesse a cui non importava niente degli operai della via dove abitava ma’ e la città era in piena crisi. I club erano un mortorio e la scena jazz era esaurita. Si faceva musica diversa. Un musicista classico, Boris Brott, portava la musica sinfonica tra i metalmeccanici. Il Connaught era mezzo vuoto. Dio mio, pensai, cosa farei ora se non avessi avuto le palle di andarmene?

La vita che non vedi, Kim Echlin, Einaudi, traduzione di Monica Pareschi. Mahsa è mezza afghana e mezza americana. Katherine è mezza canadese e mezza cinese. Sono figlie di due amori che hanno dato scandalo. Ma non come tutti gli altri, ché di non scandalosi non ne possono né devono esistere, visto che tale è il bagliore abbacinante del sentimento vero che non può non sconvolgere quando si sprigiona in mille faville. Hanno dato scandalo nel senso che l’invidia e la crudeltà del mondo è stata tale da portare a tragiche conseguenze, addirittura fatali. Per ottusità. Per atrocità. Per razzismo. Sono due apolidi dell’anima, la cui unica patria è la musica, il jazz, per la precisione. Il loro incontro è sorprendente ed entusiasmante, così come il romanzo, un inno stentoreo alla libertà scritto in maniera magistrale che accompagna le protagoniste, così diverse e così uguali, per un tempo lungo e insieme brevissimo, perché folgorante è il ritmo di questa sinfonia che non può lasciare indifferenti. Di personaggi femminili riusciti la letteratura è piena, ma Mahsa e Katherine sono davvero speciali: fare la loro conoscenza è un onore.

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