Libri

“La confessione della leonessa”

41bDDwg1VEL._SX320_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I miei occhi di miele: erano stati loro a catturare Arcanjo Baleiro quando, sedici anni fa, venne qui per la prima volta. Il cacciatore mi vide sul ciglio della strada e, senza saperlo, mi salvò dagli assalti di Maliqueto Pròprio, l’agente di polizia. Ma questo l’ho già raccontato. Quel che non ho detto è che Arcanjo era tornato, qualche giorno dopo, con inviti e promesse. Voleva portarmi in città. Saremmo stati felici e avremmo perso il ricordo di tutto ciò che avevamo vissuto prima. – Vieni con me – insisteva il cacciatore. – Saremo felici insieme. Atterrita, rifiutai. Ciò che mi prometteva era ben al di là di quanto fossi in grado di sognare. Mi guardai intorno per vedere se qualcuno ci ascoltava. Stavamo parlando nel cortile della cucina, in quell’angolo dove le donne più si dimenticano di esser vive. Guardai il fuoco eternamente acceso, la legna accatastata, le pentole rovesciate ad asciugare. Osservai tutto come se non fosse opera di nessuno. Come se le braci non venissero raccolte dalla nostra cucina per accendere un altro fuoco in casa di un vicino. Come se non fossero mani femminili a perpetuarne la fiamma. – Non dici niente, Mariamar? Ascoltare è già parlare. Il cacciatore parlava di cose che io non conoscevo: la città, la felicità, l’amore.

La confessione della leonessa, Mia Couto, Sellerio, traduzione di Vincenzo Barca. Prendendo le mosse da una storia vera, benché in effetti davvero difficile a credersi, anche perché accaduta in un passato niente affatto remoto eppure lontano, per noi che tanto non sappiamo delle guerre e della realtà di paesi che sui mezzi di comunicazione di massa non sono considerati degni nemmeno di un trafiletto in ultima pagina, Mia Couto riesce a cullare il suo lettore alla dolce melodia del realismo magico che, come lo sciabordio della risacca, lo induce ad abbandonarsi al sogno e al tempo stesso alla riflessione, ad ammettere che sia possibile che le cose vadano anche in maniera diversa da come il raziocinio porterebbe inequivocabilmente a pensare, a guardare il mondo per quello che è, un assurdo crogiolo di contraddizioni. In Mozambico il governo decide di inviare dei cacciatori presso un villaggio che è stato a più riprese, con conseguenze tragiche, attaccato da un branco di leoni, che però per gli indigeni sono vere e proprie creature demoniache. Ma forse non sono le fiere il vero pericolo… Da non perdere.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...