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“Novelle della grande guerra”

front_pirandello_novelle_guerradi Gabriele Ottaviani

Speriamo che la giustizia trionfi… Ma se non dovesse trionfare? Trionferà di qui a un altro secolo… La storia ha larghi polmoni, e un arresto di respiro è cosa momentanea. Può anche darsi, del resto, che sembri un’altra, di qui a un altro secolo, la giustizia. Non c’è da fidarsi; e non è questo, creda, che importa. Ciò che realmente importa è qualche cosa d’infinitamente più piccolo e d’infinitamente più grande: un pianto, un riso, a cui lei, o se non lei qualche altro, avrà saputo dar vita fuori del tempo, cioè superando la realtà transitoria di questa sua passione d’oggi; un pianto, un riso, non importa se di questa o d’altra guerra, poiché tutte le guerre su per giù son le stesse; e quel pianto sarà uno, quel riso sarà uno.” Così io lo udii parlare a lungo, con una smania che mi si esasperava di punto in punto, quanto più, parendomi in fondo che dicesse giusto, mi sforzavo di frenarmi. Non avrei voluto ascoltarlo, e lo ascoltai invece fino all’ultimo. Quando scattai in piedi, sdegnato, amareggiato, naturalmente non me lo vidi più davanti. Come una tenebra d’angoscia m’aveva rioccupato il cervello: ero ricaduto in preda alla mia cocente passione. Mio figlio doveva partire in quei giorni per la frontiera. Della sua partenza imminente volevo e non riuscivo a sentirmi orgoglioso. Egli avrebbe potuto, come tanti altri della sua età e della sua condizione, sottrarsi almeno per il momento ai suoi obblighi: s’era invece presentato subito, volontario, all’appello. Lo guardavo avvilito e quasi mortificato. Il ribrezzo più che trentenne di un’alleanza odiosa, fomentato ora dallo sdegno, dall’orrore delle atrocità commesse dai nostri alleati di jeri, aveva per dieci mesi roso il freno d’una disumana pazienza.

Novelle della grande guerra, Luigi Pirandello, Nova Delphi, a cura di Pietro Milone. Luigi Pirandello è senza dubbio il maestro della novellistica, novecentesca e non solo: nella forma breve del racconto scava con inusitata e ineguagliabile profondità nelle pieghe più recondite dell’animo umano e della società che, fatta dagli esseri umani per gli esseri umani, spesso a volte proprio nei loro riguardi si comporta in maniera del tutto assurda, alienante, straniante, perversa. Come perversa è la guerra, sempre e comunque, anche quando in realtà i ridondanti proclami di chi governa, e al fronte, dunque, non va, ammantano le azioni di eroismo, più che di morte. In questi otto racconti l’umorismo dell’autore è caustico contro le ipocrisie, sottile e profondo, ma al tempo stesso partecipe e pietoso. Homo sum, nihil humani alienum mihi puto, scriveva del resto Terenzio… Un classico da scoprire e riscoprire.

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