giffoni 2017

De Angelis a Giffoni

Giffoni Film Festival - Edoardo De angelisPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Nonostante la vittoria dei sei David di Donatello e le 17 candidature per il film rivelazione Indivisibili, Edoardo De Angelis non ha perso nulla del ragazzo napoletano che a 19 anni iniziò a realizzare i suoi primi cortometraggi.

A confermarlo è stato soprattutto il piglio ironico con cui l’artista ha lungamente dialogato con i ragazzi della sezione Giffoni Masterclass 2017, di cui BadTaste.it è partner. “Porto le mie origini napoletane e la mia cultura campana un po’ in tutte le mie creature di celluloide”, ha premesso De Angelis. “Non è mai stata casuale la scelta di debuttare con un lungometraggio che si chiamasse provocatoriamente Mozzarella Stories e in cui si raccontasse vita e morte, sesso, amore e odio, potere e denaro attorno all’oro bianco della Campania”.

Il legame di De Angelis con la propria terra emerge anche nella scelta del ricorso a un certo bagaglio di immagini e repertori visivi: “Tanto per Perez quanto per Magnifico Shock ho lavorato su tutta la forza di certi ambienti opprimenti della mia regione, reinventando volutamente molti degli archetipi del cinema di matrice partenopea”, ha aggiunto. “Con Indivisibili, invece, credo di essere andato anche oltre e di aver direttamente puntato alla sottocultura che un certo degrado morale ha saputo trasformare in un valore assoluto”.

Il film, presentato alle Giornate degli Autori Venice days nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia, ha difatti reso protagonisti i grandi mali del nostro tempo: “Indivisibili è un racconto filmico di tutte le insanabili dualità che vivono nell’uomo contemporaneo, su quel continuo equilibrio che muove tutti noi in un gioco di attrazione e repulsione da alcuni standard esistenziali e di massa”, ha proseguito. “Le due protagoniste, da controparte, sono il vero miracolo in un cosmo di brutture. E non è un caso che alcuni abbiamo intravisto una certa venatura religiosa per questa mia precisa convinzione di vivere in un’epoca che risente fin troppo del vizio della speranza e che, di conseguenza, si aggrappa sovente al mistero della fede. Dasy e Viola, in tutto il loro candore morale e nella loro voglia di continuare comunque a sognare e sperare, non sono poi tanto diverse dai ragazzi che fanno parte del Giffoni Film Festival: anche loro bramano di poter crescere, ma temono l’ignoto che l’evoluzione inevitabilmente comporta. La morale però rimane chiara: non abbiate paura dei confini e sappiate andare sempre oltre”, ha concluso il regista.

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