giffoni 2017

Claudio Amendola a Giffoni

unnamedPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

“È un periodo buono per il cinema, le produzioni sono tante, il problema è far entrare la gente in sala“, così Claudia Amendola, ospite oggi del Giffoni Film Festival, interviene sull’attuale questione della distribuzione dei film “Bisognerebbe fare un ragionamento sul mezzo e chiedersi se la sala sia davvero ancora quello giusto per il nostro lavoro, secondo me la rete può aprire un nuovo mercato. Al cinema ci va chi è innamorato della sala e ci andrebbe comunque. Forse il film andrebbe messo in rete il giorno successivo dell’uscita in sala. Si potrebbe far pagare due euro per una visione ottima, piuttosto che lasciare che il pubblico scarichi i film in maniera illegale e con una resa pessima. Io non sono social ma per quello che vedo, anche attraverso essi si possono fare molti soldi, è una formula che potrebbe aiutare la produzione”. “Bisogna adattarsi – aggiunge – con buona pace di chi maneggia i soldi nel nostro settore e dobbiamo adattarci anche noi attori. Il pubblico non sta più due ore in sala con il cellulare spento”. “Prima si andava al cinema una volta l’anno per vedere i cinepanettoni, ora una volta ogni due per vedere Checco Zalone”.

Parlando della sua carriera e del suo ultimo film “Il Permesso – 48 ore fuori”, Amendola a Giffoni ammette di aver vissuto l’esperienza del carcere “Il tema delle carceri mi sta molto a cuore perché l’ho vissuto, anche se per pochissimo, per fortuna. Ho fatto una cazzata a 19 anni e passai una notte a Regina Coeli che mi è bastata per capire un’enormità di cose: la prima è che non ci sarei tornato mai più, perché la privazione della libertà è la cosa peggiore per una persona. Non c’è cosa più sacra della libertà. Ma ho imparato anche che in nessun altro posto c’è così tanta solidarietà: l’affetto e la comprensione che ho avuto dai miei compagni di cella non l’ho avuta mai più in vita mia. Le condizioni delle carceri italiane è da quinto mondo, ma noi ce ne dimentichiamo”, dice con amarezza e la voglia di scuotere le coscienze dei ragazzi in sala. Intanto li ringrazia di cuore: “Con le vostre domande avete dimostrato grande intelligenza e libertà di pensiero. Spero siate i cineasti di domani perché così il cinema non finirà mai”.

Per il futuro Amendola ha in cantiere “Hotel Gagarin” di Simone Spada, lungometraggio girato in Armenia (“Un film corale, una storia sui sogni, intima, romantica e sorprendente”), una fiction Rai da settembre (“Perchè ho un rapporto solido e antico con la televisione e con il pubblico televisivo. Alternare le due cose mi sembra saggio”), un nuovo soggetto (“Ci sarà un mio terzo film, lo so. In questo momento la regia mi dà più soddisfazioni. Dico solo ‘Nino’: Ricordatevene, ne sentiremo parlare”) e forse anche il teatro, ancora mai sperimentato dall’attore (“Non l’ho mai fatto ma mi è arrivata una proposta a cui sto pensando. Ho sempre avuto paura che credo che questo possa essere il momento, non lo escludo più. Credo che il teatro possa essere un bel compimento di carriera”).
E a Giffoni confessa di avere avuto un peso nell’interruzione de I Cesaroni: “Quella serie non aveva davvero più nulla da dire”.
Immancabile poi l’argomento calcio e, a proposito di Donnarumma e Totti, a Giffoni Amendola ha affermato “Gli esempi per i ragazzi sono fondamentali. Gigio avrebbe dovuto fare lo sforzo di fare gli esami di maturità quest’anno, invece di andare a Ibiza, tanto glielo avrebbero dato senza problemi. Sarebbe stato importante per tutti gli altri che verranno dopo”. Su Totti si avverte l’amarezza: “L’addio di Totti è stato un momento di cinema meraviglioso che sarebbe dovuto succedere un anno fa. Né lui né noi tifosi ci meritavamo un’ultima stagione come questa: ci sarebbero volute intelligenze superiori da parte di tutti intendo”.

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