giffoni 2017

Mika a cuore aperto

Mika 2Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

“La mia vita da adolescente è stata tutta un contrasto. Ed è cambiata dopo il rapimento di mio padre”. Mika torna al Festival di Giffoni per il secondo anno consecutivo. È stato lui stesso a voler ripercorrere le orme dello scorso anno quando fece la sua prima trionfale passerella tra i ragazzi della giuria. “Qui -confessa ai ragazzi- c’è un sentimento diverso. Riesco a dimenticare tutto quello che non mi piace dell’industria, della tv e dell’intrattenimento e riesco ad essere un po’ meno cinico, ricordandomi il motivo per cui ho iniziato a fare questo lavoro. Giffoni è stato il più bel ricordo degli ultimi anni”.

Un ragazzo gli chiede com’era a 13 anni. “Ero abbastanza grosso, poi ho cambiato molto velocemente e a 14 anni ero superalto e magro. Mi ricordo quando ho scoperto che correvo e potevo andare velocemente. Ma la mia infanzia era stata molto strana. Avevo una bella vita bella, a Parigi, mio padre aveva un lavoro, avevamo soldi per avere una vita borghese, frequentavo una scuola privata. Poi, durante la prima guerra del Golfo, mio papà è stato preso in ostaggio all’ambasciata americana. È tornato a casa dopo 8 mesi, era una persona diversa e una parte della sua anima era andata distrutta da quell’episodio. Ho capito che la vita può cambiare velocemente: ha perso il lavoro, abbiamo perso la casa e la scuola privata, avevamo problemi con le tasse. Andammo in Inghilterra, siamo andati a vivere in un bed and breakfast, entrai a scuola e mi sono trovato con tanti problemi, una forma di dislessia che non avevo sviluppato così tanto prima, avevo dimenticato come si leggeva e come si scriveva. Sono stato buttato fuori dalla scuola, ho iniziato a cantare alla Royal Opera di Londra”.

Ma poi ancora una svolta nel cambiamento. “La cosa più preoccupante per la mia adolescenza è stata l’identità – spiega – e la cosa più difficile è stata la sessualità. Io sono gay, per quelli che non lo sanno. Se a 13 anni avessi pensato di dire questa cosa davanti a una platea come la vostra sarebbe stato un incubo terribile. Questo è avvenuto perché la musica, le parole e le cose che scrivevo mi hanno aiutato moltissimo. La scrittura mi ha permesso di capire chi ero”. L’ultima battuta è per i ragazzi che vogliono viaggiare: “Ho incontrato recentemente una ragazza siriana -racconta- mi ha detto che ha sempre voluto viaggiare ma ora è rifugiata ed è costretta a viaggiare. Non ha documenti, non ha passaporti, è una persona invisibile.”

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