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“Laguna nera”

41cWcD5fXLL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’ufficio era di fatto un monolocale con bagnetto cieco. A quanto pareva, a Grosso bastava e avanzava, non avendo una segretaria. La vista sul campiello era però discreta. La cosa strana era un’altra: «Ma… non c’è niente in questo ufficio!» esclamò Aldani, dopo essersi guardato intorno, sorpreso da quel minimalismo estremo. Per lui era inconcepibile, e da sempre cercava di spiegarlo ad Anna, che invece era una patita del decluttering o space clearing – o come cazzo si chiama quella specie di arte del liberarsi delle cose inutili – ma non c’era verso di trovare un accordo. Una stanza semivuota per lui non era una stanza, e sulla definizione di «cose inutili» ci sarebbe stato molto da discutere. «Glielo avevo detto, commissario», disse paziente Cosato. «Sì, sì!» esclamò Aldani infastidito, passando in rassegna il computer, il portapenne e un paio di blocchi di post-it intonsi. «Come può vedere, Grosso lavora su Internet. Non come noi della vecchia guardia…» Aldani prese a camminare avanti e indietro per la stanza, lanciando lo sguardo ovunque, senza mai trovare nulla che attirasse la sua attenzione; finché l’occhio non cadde di nuovo sui post-it. «A meno che…» sussurrò. «Come dice, commissario?» Aldani prese uno dei blocchi tra due dita e lo osservò da vicino. «Sì.» «Sì, cosa?» chiese spazientito Cosato. «Guarda qui.» L’investigatore tirò fuori un paio di occhiali da vista, afferrò il post-it e osservò a sua volta. «Cazzo! Prendo una matita.» Un minuto dopo la grafite, strofinata con abilità da Cosato sulla carta gialla, fece comparire in negativo una riga a stampatello. Non chiarissima, ma comunque leggibile. «Grosso ha la mano pesante», disse Cosato rimirando il risultato. «Per fortuna», commentò Aldani. Zanoner –> Baldan recitava il post-it redivivo.

Laguna nera – Un’indagine del commissario Aldani, Michele Catozzi, Tea. Il Brenta è un fiume. Da decenni lo si ricorda per la Mala, una banda di criminali. Che mise le mani anche sul gioco d’azzardo. Del resto Venezia è proprio lì nei paraggi, con il suo celeberrimo casinò. Che nel millenovecentoottantaquattro è stato teatro di una rapina a dir poco memorabile. Ma i crimini sono come perle di un’unica collana che si snoda lungo i decenni, e l’indagine da affrontare è complessa… Scritto in maniera sapida e avvincente, curato in ogni singolo dettaglio, solido, preciso, brillante, godibilissimo, ben congegnato, caratterizzato con intelligenza, articolato, vario, ritmato, fluido, mai lento, noioso o banale, il giallo in questione conferma l’ottima vena narrativa di Catozzi: da non lasciarsi sfuggire.

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