Libri

“Innocenti e gli altri”

41tlz7zrDeL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per quanto possa essere problematico fare la carità, lei non può tollerare l’alternativa. Ignorare la persona. Spostare lo sguardo, affrettare il passo. Dire di no (con un filo di voce come se la conversazione non fosse nemmeno avvenuta oppure scuotendo appena la testa, e anche non voler prestare pieno coinvolgimento o aprire una porta alla discussione). Questo la fa stare talmente male che le volte in cui ha ignorato qualcuno (perché stava scattando il verde, perché aveva le mani occupate, perché – oh dio – era di fretta, magari in ritardo) ha rimuginato sul proprio egoismo e avvertito una fitta così lancinante da tornare indietro a cercarlo (fare il giro dell’isolato con la macchina, tornare sui propri passi fino all’angolo, posare le borse e localizzare il portafogli), ha chiesto scusa come se quello avesse fatto caso a lei (che se ne fa delle sue scuse? non serve ad altro che a rendere la cosa più imbarazzante, più indecorosa, scuse solo per mettere una pezza alla vanità per il fatto di essere generosa, di essere permeabile), gli ha dato cinque dollari o dieci dollari ed è corsa via prima dei grazie, che sono troppo, troppo di più rispetto a quanto si merita. (A volte ha l’impressione che sia una semplice transazione economica: lei li paga per sentirsi dire grazie. Sta acquistando da loro un sentimento di gratitudine.)

Innocenti e gli altri, Dana Spiotta, La nave di Teseo, traduzione di Carlo Prosperi. Los Angeles, anni Ottanta. Edonismo all’ennesima potenza, verrebbe da pensare. Sì, certo, ma non solo. C’è anche altro, molto, molto altro. Qualcosa di meno appariscente ma di sicuro più interessante. Qualcosa che vale la pena di indagare, come l’altra faccia della luna, che nessuno potrà mai vedere standosene sulla Terra eppure non cessa mai di generare domande in ciascuno che la osservi chiedendosi, in generale, che cosa ci sia di più. Oltre la superficie. Oltre quello che si vede. È nella Los Angeles degli anni Ottanta del secolo scorso, l’ultimo di un millennio passato, che crescono le protagoniste di questa storia che invece sembra scritta domani perché al netto delle suggestioni nostalgiche e delle spalline più o meno imbottite parla di qualcosa che non ha tempo: la paura di non essere felici, nell’unica esistenza a disposizione che si ha. Carrie è timida, Meadow brillante e un po’ maledetta: sono amiche, fanno tutto insieme. Fanno diventare la passione che le anima un vero lavoro, e in quel tempo e in quel luogo non potrebbe che essere il cinema. Ma pian piano le strade si dividono, sempre di più, all’affetto subentra una mutua riprovazione. Anche perché l’enigmatica voce di una donna non fa altro che separarle di più. Finché… Romanzo di formazione, thriller psicologico e non solo: un mosaico di livelli e chiavi di lettura da non perdere.

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