Libri

“Un papà con gli alamari”

downloaddi Gabriele Ottaviani

La guerra alla mafia, nella strategia di papà, prevedeva insomma, per la prima volta, una rivoluzione culturale che attraversasse la coscienza degli onesti e costruisse un’opinione pubblica critica e responsabile.

Amava gli scherzi, soprattutto nei confronti della figlia più piccola: una sera le aggiunse degli errori al compito di francese, e il giorno dopo le chiese come fosse andata a scuola, un’altra volta le nascose gli occhiali in mezzo ai peluche e dopo ore la guidò telefonicamente in una vera e propria caccia al tesoro. E amava i cani, i cocker ma non solo: due meravigliosi e giganteschi meticci adottati dalla strada furono la scorta che la sua primogenita, gelosissima di lui, ebbe quando ancora non poteva nemmeno uscire dal passeggino, per le vie di Casoria, presso Napoli. Quando tornava a casa tardi si fermava a raccogliere un fiore per quella moglie che il destino gli avrebbe strappato via troppo presto (il cuore che smette di battere leggendo Radici…), per quell’amore così immenso e così vero, fondato prima di tutto sul rispetto e sulla stima, che commuove ed emoziona completamente, e una volta che si accorse di aver dimenticato le chiavi attese tutto il resto della notte fuori per non svegliarla ed evitare di spaventarla col suono improvviso del campanello a un orario anomalo. Era un uomo buono, persino a detta dei terroristi che combatté. Era un generale, ma non ha mai portato la pistola a casa. Amava Mina, la Tebaldi, Orietta Berti e il buon cibo, aveva una grafia minuta ed elegante, era un padre costretto a essere severo e a dire tanti no per proteggere i suoi cari, vissuti e cresciuti in caserma, ma che non si faceva il minimo problema a sistemare il velo e il bouquet della figlia che si sposava e, giovanissima, se ne andava via lontano, e con i nipoti, poi… Li ha viziati oltre ogni dire, nella casa di campagna che in seguito qualche infame violò – e di certo tutti videro (il paese era microscopico) ma nessuno fece niente per evitarlo – aveva fatto diventare un parco giochi persino una vecchia Opel. Tifava Italia, Inter e Atalanta, era un uomo leale, pieno di senso del dovere e della responsabilità, ha insegnato ai figli a essere sempre dalla parte di chi fa fatica a vivere. Chiedeva se per cena ci fossero le patate fritte quando chiamava la figlia più grande: era il codice per dire che sarebbe passato da lei. Fu promosso per essere rimosso. Lo sapeva. Ha lasciato ai tre figli i gioielli della loro mamma, dividendoli fra loro, accompagnando ogni pacchetto con una lettera struggente, di fatto il suo testamento morale, scritto in volo, quando era più vicino alla sua Dora, che lo aveva amato da quando era quindicenne e pur di non stare più separata da lui dette dodici esami di lettere classiche in meno d’un anno, cosicché suo padre acconsentisse alle nozze, invitandoli – e l’hanno fatto, eccome – a volersi sempre tanto bene. Fu fatto fuori, prima ancora che dalla criminalità organizzata, in quell’eccidio orrendo e vigliacco che tolse la vita anche alla sua seconda, dolcissima moglie, da quelle istituzioni per cui, essendo incorruttibile, era troppo scomodo. Quelle istituzioni per cui si era sacrificato con amore sin dalla prima gioventù. Quelle istituzioni le cui redini erano tenute saldamente in mano da uomini che proclamavano in pubblico con voce stentorea la assoluta necessità di combattere, sradicare, distruggere la mafia. Insieme alla quale poi in realtà gozzovigliavano senza remore né vergogna. Quelle istituzioni che lo hanno tradito. Abbandonato. Lasciato solo. È un eroe. Vero. Il cui nome, ora, è nelle targhe viarie e sulle stele celebrative. Un eroe che va ricordato sempre. A cui si deve perenne riconoscenza e gratitudine. Simona, con Rita e Nando, scrive Carlo Alberto Dalla Chiesa – Un papà con gli alamari (Edizioni San Paolo: i proventi delle vendite del libro saranno devoluti all’ONAOMAC, Organizzazione Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma Carabinieri): molto più che una biografia o un viaggio punteggiato da splendide immagini. Una meravigliosa dichiarazione d’amore e d’impegno civile.

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