Libri

“Fermate”

download.jpegdi Gabriele Ottaviani

La pioggia è gonfia di sole perché il temporale estivo non ha annullato il tramonto sul fianco del cielo e i raggi vividi tagliano ancora l’aria, e sono gocce piene come acini che esplodono sull’asfalto in piccoli laghi in fiore. A sedici anni non avrebbe rifiutato il breve entusiasmo panico, e forse avrebbe accolto, senza vergognarsi, le gocce sul volto, sul petto nudo. Ora osserva tutto a un tavolo coperto, immagina il sedicenne che è stato ballare sotto l’acqua. Ma non lo vede, nemmeno l’immaginazione lo resuscita. Meglio così, pensa, e pensa che non ama i rimpianti e ogni tempo è uguale a ogni tempo. Non si confessa il sollievo che prova avendo evitato di vergognarsi del ragazzo, l’istinto di alzarsi per consigliargli di coprirsi, di andare a casa prima che sia buio.

Fermate, Paolo Maccari, Elliot. Poeta e critico letterario, Paolo Maccari pubblica ora una nuova raccolta di versi, che comprende però anche alcuni brevi racconti, alla maniera dei “sillabari” che hanno fatto la fortuna di moltissimi autori, una collezione di sentimenti, pensieri e parole che, con raffinata consapevolezza, si staglia immediatamente di fronte agli occhi del lettore per la solidità del suo autodeterminarsi e manifestarsi, presentarsi agli occhi del mondo per esprimere un’esigenza. Quella di raccontare il disagio. Dell’artista, dell’uomo, del poeta, del letterato, dell’essere umano. Che di fronte a una realtà sempre più proterva e melliflua, infida e violenta, si trova spaesato, impossibilitato ad appartenere pienamente alla società ma che vive al tempo stesso anche come una rinuncia e una colpa il rifiuto di cercare di condividere l’esistenza con chi è altro da sé, dato che nessuno è nato per essere solo. Le parole di Maccari straziano il velo dell’indifferenza e ridefiniscono due concetti fondamentali: quello di malinconica nostalgia per ciò che appare perduto e quello di speranza per ciò che ancora potrà essere.

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