Libri

“L’umiltà e le rose”

images.jpegdi Gabriele Ottaviani

Le ragazze che a Torino in quei decenni necessitavano di una dote erano molto più numerose di quelle poi realmente beneficiate, eppure quelle che riuscivano a conquistare una dote elemosinaria riuscivano nel giro di pochi mesi, o addirittura settimane, anche a cumularne altre.

L’umiltà e le rose – Storia di una compagnia femminile a Torino tra età moderna e contemporanea, a cura di Anna Cantaluppi e Blythe Alice Raviola, Olschki. Santa Elisabetta d’Ungheria, festeggiata il diciassette di novembre, simboleggiata con un cesto di pane, patrona degli infermieri, dei fornai, dell’ordine francescano secolare e delle società caritatevoli, è colei a cui era intitolata una istituzione di cui non si sa pressoché nulla, sviluppatasi a Torino tra il sedicesimo e il ventesimo secolo, dedicata all’erogazione di doti, istituto giuridico abrogato dalla legge 151 del millenovecentosettantacinque, che ha riformato di fatto il diritto di famiglia, e all’assistenza dei malati, fatta di principesse sabaude, dame di corte, consorti dei confratelli della compagnia di San Paolo e molte altre persone vicine alle istanze della spiritualità gesuita. Non se ne sapeva praticamente niente, appunto, prima di questo libro, che non solo dunque colma con dovizia di particolari e perizia impareggiabile un vuoto, ma appassiona e rende edotti. Da non perdere.

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