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“Quel che resta”

download (2).jpegdi Gabriele Ottaviani

Se la melanconia appare come malattia del luogo, la guarigione non può che configurarsi come un allontanamento, una fuga dai luoghi, un loro abbandono.

Quel che resta – L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni, Vito Teti, Donzelli. Bello e fragile è il nostro Paese. Fatto di ottomila comuni. Per lo più piccole realtà in cui ci si conosce tutti o quasi. Per la maggior parte luoghi che grondano una ricchezza che sovente non si riesce a monetizzare, per incuria, per pigrizia, per negligenza, per incapacità. Una ricchezza che si annida e germoglia nel cuore della gente che li abita, ché un luogo spopolato non è vivo. E spesso questi luoghi sono infatti proprio condannati a morire. Perché, per tante ragioni, per uno stato che spesso fatica a essere adeguatamente presente, per esempio, questi luoghi restano come organi vestigiali senza più funzione, che annichiliscono goccia dopo goccia il corpo, che lentamente muore. La nostalgia è il dolore del ritorno, di chi spera un giorno di rivedere quelle case e quei paesaggi che volente o nolente ne hanno contribuito alla formazione: il testo di Teti, dettagliatissimo, racconta le crisi e le opportunità del nostro territorio, di un patrimonio delicatissimo la cui perdita non può che impoverirci tutti.

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