Intervista, Teatro

“L’effetto che fa”: intervista a Riccardo Pieretti

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L’effetto che fa. Ovvero, il delitto Varani a teatro. Convenzionali intervista uno degli attori, Riccardo Pieretti.

La morte di Luca Varani ha sconvolto l’opinione pubblica: che idea si è fatto della vicenda?

Non credo di avere un punto di vista particolarmente originale in merito. Mi rapporto ai fatti: un ragazzo di 23 anni è stato ucciso senza un preciso movente. Questo mi fa partorire molte riflessioni sul genere umano, ma ben poche idee.

Cosa c’è alla base secondo lei: mancata accettazione della propria omosessualità, paura, depravazione, desiderio di soldi facili o di annullamento, difficoltà nel fare coming out e vivere alla luce del sole, mancata percezione del pericolo, crudeltà?

Un po’ di tutto questo, molte delle cose che tu dici sono una causa dell’altra. Per me rientra anche uno pseudodivino senso di onnipotenza, generato o accentuato da una generosa “dose” di stupefacenti in corpo.

Come si combattono i pregiudizi, sull’omosessualità e in generale?

Con l’ascolto, in primis di se stessi. Mantenere una posizione di apertura che possa permettere di riconoscere e poi abbattere i preconcetti culturali. Educare la nostra intelligenza emotiva.

Quanto è indietro, se lo è, rispetto ad altri paesi, l’Italia in merito ai diritti civili e alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (Marco Prato, uno degli accusati del delitto, aveva scoperto di essere sieropositivo)?

È sempre facile inveire in termini di giustizia e welfare contro la nostra Italietta, col rischio di sfociare in critiche superficiali e poco propositive. Detto ciò viviamo in un paese che sembra lo scolaro che ero io, sempre in ritardo. Abbiamo avuto da poco la Cirinnà sulle unioni civili, che di matrimoni non parla, quando in 13 paesi europei le nozze tra persone dello stesso sesso sono già una realtà. E dire che la stessa democristianissima Merkel sta facendo dietrofront andando, su questo argomento, verso le idee di Schulz! Ma forse sto andando fuori tema… Spero solo che la nostra neonata legge non venga vista come un traguardo ma come punto di partenza per approfondire il dialogo in materia. Sulle malattie sessualmente trasmissibili so solo che sono in aumento tra i giovani più o meno della mia età. Credo che sia un problema di sensibilizzazione e che se ne parli troppo poco.

Com’è possibile secondo lei che ci siano delle persone che ritengano più accettabili condotte illegali come lo spaccio di sostanze stupefacenti rispetto all’omosessualità?

Fortunatamente di queste persone ne conosco poche, e con una sola di queste mi capita ogni tanto di parlare. Mio nonno. Lui però a 14 anni era un giovane balilla e si è commosso quando a 80 ha visto per la prima volta la Porta di Brandeburgo. Gli altri che scusa hanno per giustificare il proprio invasivo retaggio cattolico e il loro più o meno latente fascismo?

Qual è il suo ruolo nella pièce?

Luca Varani, la vittima.

Cosa l’ha convinta ad accettare questa parte?

Ci sono tutti i presupposti per fare un bel lavoro che esplori i meandri più bui del genere umano. È un progetto coraggioso, sono curioso di vedere fino a che punto riusciamo a spingerci.

In cosa consiste il mestiere dell’attore? E in particolare a cosa attinge per interpretare un ruolo quando ci si basa su fatti realmente accaduti e ci sono ancora inchieste giudiziarie in corso?

L’attore è l’acrobata del disequilibrio generato tra l’essere se stessi e interpretare qualcun altro. Qui, banale a dirsi, si deve attingere alla realtà dei fatti, che mai come in questo caso supera di gran lunga la fantasia. Il fatto che ci siano inchieste giudiziarie in corso non tocca minimamente il ruolo del performer, a patto che non ci siano illazioni o diffamazioni di mezzo. La scommessa è restare in piedi.

Quando andrà in scena lo spettacolo?

Debutteremo il 31 di ottobre all’OFF/OFF THEATRE in via Giulia, Roma, e saremo in scena fino al 7 di novembre.

Com’è l’ambiente di lavoro in questa occasione così particolare?

Sereno. Sono sicuro, avendo conosciuto i colleghi con i quali lavorerò, della serietà e dedizione che verrano messe nella creazione dello spettacolo.

Qual è il messaggio che spera che gli spettatori recepiscano?

Siamo quotidiani testimoni di come l’impossibile diventi plausibile. Indagare gli oscuri meccanismi che ci spingono a reprimere ciò che inesorabilmente esploderà è il vero lascito che dobbiamo alla storia.

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