Libri

“Lettori selvaggi”

download (7).jpegdi Gabriele Ottaviani

Serve a qualcosa di utile la poesia? Stalin pensava che fosse anche pericolosa, perché poteva aprire una sia pur minima crepa nel regno dell’asservimento totale della vita, e fece sparire Mandel’štam da qualche parte nella vasta prigione della Russia sovietica. Il tempo di libertà in cui viviamo noi in questo secolo nuovissimo, a cui la spina dorsale sembra essere stata spezzata in modo diverso ma forse non meno totalitario che nel tempo di Stalin, si limita a rendere inutile l’atto stesso del leggere poesia senza nemmeno bisogno di proibirla. E che farne oggi della poesia di Mandel’štam? In questo tempo che prestissimo toglierà a tutte le parole il loro senso, e le userà nel senso che vorrà chi tiene in pugno la vita degli uomini attraverso l’Economico, ogni poesia è inutile e sarà coperta dall’indifferenza…

Lettori selvaggi, Giuseppe Montesano, Giunti. Giuseppe Montesano, napoletano, collaboratore del Mattino, autore dei romanzi Nel corpo di Napoli (Mondadori 1999, finalista al Premio Strega), A capofitto (Mondadori 2000), Di questa vita menzognera (Feltrinelli 2003, Premio Selezione Campiello e Premio Viareggio-Rèpaci) e Magic People (Feltrinelli 2005), traduttore di numerose opere di narrativa in lingua francese, curatore di edizioni di Dick, Savinio, Tournier, Malaparte, Hesse, Dumas, Ottieri, autore di Il ribelle in guanti rosaCharles Baudelaire (Mondadori 2007, Premio Vittorini), libro incentrato sul poeta dei Fiori del male di cui insieme a Giovanni Raboni si è assunto l’onore e l’onere della curatela per la stampa delle sue opere nella collana dei Meridiani, con ogni evidenza è un appassionato lettore. Questa fondamentale connotazione però, nonostante la sua indubbia importanza, non sarebbe con ogni probabilità affatto sufficiente, se non accompagnata da una solida capacità divulgativa e da una notevole qualità di scrittura, che si esprime chiaramente nelle pagine di questa esegesi, per generare in lui il desiderio di compiere un’operazione francamente monumentale, intendendo questo termine in tutte le accezioni mediante il quale è comunemente interpretato, ossia non solo per indicare una mole poderosa, ma anche la sua valenza di testimonianza, di oggetto concreto, tangibile, palese, utile a rammentare sempre, ammonitorio ma non severo, quale sia l’importanza dell’argomento che si sta trattando, da ricordare di continuo per imparare, non ripetendo in questo modo, pertanto, gli errori del passato. Attraversando diacronicamente e per temi la storia umana, Montesano condivide con il lettore un consapevole atto d’amore nei confronti della letteratura, comprendendo sotto l’egida di questa categoria-definizione quella più ampia della creatività umana. Se la letteratura infatti è racconto della vita e delle emozioni, ed è sempre rivolta alla contemporaneità e al futuro, con uno sguardo critico in cui si riverbera il passato, che è mentore e sostrato fondativo, anche la musica, l’arte figurativa, la scienza e la filosofia possono essere infatti a pieno titolo considerate come validi strumenti per la generazione di mondi altri, artificiali, ideali e paradisiaci ma allo stesso tempo profondamente radicati nella propria temperie, che interpretano il sensibile, elevando l’uomo dall’immanenza verso quella trascendenza a cui è naturalmente portato, non riuscendo a spiegarsi completamente tutto ciò che lo circonda. E così Bob Dylan, Maria Callas, Marziale, Nietzsche e tanti altri contribuiscono, ognuno a suo modo, a edificare il percorso di questa eniclopedia non enciclopedica, di questo Bildungsroman della coscienza e della conoscenza, che ognuno fra i lettori potrà declinare in base ai suoi gusti personali.

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