Libri

“Il volto ritrovato”

di Gabriele Ottaviani

La voce di Maya aveva divorato gli spazi interiori di ciascuno. Tempeste di silenzio nelle loro menti. Nella macchina della polizia che correva a tutta velocità sull’autostrada, Wahab teneva la fronte incollata al finestrino posteriore e portava in fondo al cuore la forza di quel silenzio. Maya glielo aveva offerto. Libertà agli uccelli selvatici. Lui guardava la campagna che scorreva via veloce e non si preoccupava più di niente. Un fratello scomparso era stato riconosciuto attraverso il suo volto. Tracce di un mondo antico. Volto fossilizzato sul suo volto. Era l’esiliato che riconosceva la propria terra natale calpestando il suolo di un paese ignoto. La leggerezza. Finalmente dalla parte giusta della vita. La felicità nel volto dell’altro. Dopo anni di mutismo, Maya recuperava la parola grazie a lui. La sua felicità era grande. Eppure era stato riacciuffato, delle persone lo avevano riconosciuto, denunciato, avevano chiamato la polizia, ed ecco che ora lo riportavano a casa. Ma non era più preoccupato per questo. C’era Maya, che aveva appena raccontato eventi in cui lui era coinvolto e, una volta tanto, non aveva avuto bisogno di mentire. Al contrario.

Il volto ritrovato, Wajdi Mouawad, Fazi. Traduzione di Antonella Conti. Quando ha sette anni Wahab, piccolo libanese, assiste a una scena per la quale la parola orrore non è altro che un delicato eufemismo. Un attentato devastante, che mostra incontrovertibilmente quanto sia forte e perverso il legame fra morte, dolore, follia, crudeltà, cieco odio e irrazionale, umanissimo e disumano insieme, istinto alla sopravvivenza. Dopo poco tempo si trasferisce, lontano: lo spazio, la distanza, il distacco interposto anche fisicamente sembrano lenire quello choc dei cui strascichi, delle ferite e delle conseguenze che gli ha lasciato dentro, Wahab non pare avere piena contezza. Finché un giorno, quello del compimento dei quattordici anni, il ragazzo guarda la madre e la sorella e non le riconosce più. Come se un ingranaggio, tutt’a un tratto, si fosse inceppato. Ed è proprio da qui che Wahab deve ripartire… Tutto ciò che a livello stilistico, formale, contenutistico, strutturale e tematico aveva fatto accogliere Anima, romanzo formidabile e totale del medesimo autore, con grida di giubilo, soprattutto per la eccezionale capacità di raccontare, senza retorica, il percorso delle ossessioni e la loro influenza sui comportamenti e i pensieri umani, si ritrova in questa che è l’opera d’esordio di Mouawad. Dura, complessa, potente, tragica, sublime. Consigliatissima.

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