Cinema

“Ninna nanna”

Taxidrivers_Ninna-nanna_in-saladi Gabriele Ottaviani

Gibellina, oggi. Anita è una giovane e brava enologa con un pessimo rapporto con la madre, ma circondata dall’affetto di molte persone, che attende un figlio da suo marito. Sarà una bambina. La chiamerà Gioia. Ma appena se la troverà di fronte il suo equilibrio inizierà a vacillare terribilmente. Francesca Inaudi è davvero brava, Nino Frassica e Guia Jelo sono validissimi professionisti, e tutto il cast più o meno funziona, così come sono belle, anche se ogni tanto un po’ ridondanti, le musiche di Francesco Kekko Silvestre, ed è splendida la fotografia: il problema di Ninna nanna, in sala dal ventinove di giugno, opera prima di Dario Germani ed Enzo Russo, è la scrittura. I quattro sceneggiatori – tutti uomini: ma non tutti, verrebbe da dire, con le dovute proporzioni, hanno per esempio la sensibilità empatica di Fatih Akin, che ha fatto vincere a Cannes il premio per la miglior interpretazione femminile a Diane Kruger… – trattano il tema dei migranti e dell’integrazione, che suona come una sorta di aggiunta posticcia, in maniera troppo superficiale, ma purtroppo ancor peggio fanno in merito all’argomento cardine della pellicola, in sintesi la depressione post partum, una tematica troppo tragica e delicata per essere affrontata con approssimazione. Peccato.

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