Libri

“Qualcuno”

41LUrErhu2L._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si girò verso mia madre, come se soltanto lei avesse bisogno di una spiegazione. – Capisce, io sono un orfano, – disse, – sono cresciuto in un istituto. Nessun padre avrebbe pianto la mia morte –. Guardò ancora Gabe. – E quindi, anche se mi avesse ammazzato lí, su due piedi, non sarebbero tornati i conti. Non ci sarebbe stata una controparte, una controparte americana, per cosí dire, a compensare quel povero crucco e il suo tormento. Il dolore piú grande sarebbe comunque toccato a lui: il dolore di un padre che ha perso suo figlio. Dalla mia parte non ci sarebbe stato un dolore del genere, perché io non ce l’avevo, un padre. Quindi non saremmo mai stati pari. A quel punto alzò gli occhi verso il lampadario sopra il tavolo, e io vidi con sgomento e disagio il riflesso di una lacrima sotto la luce. Lo vidi deglutire a fatica, con il pomo d’Adamo che andava su e giú. Pensai che c’era qualcosa di poco virile in tutto questo: non solo in quell’emozione improvvisa, ma anche nel fiume di parole che gli erano uscite di bocca. A quel tavolo, ero abituata a una maggiore reticenza. Nonostante ciò, sentivo in me un inconfondibile moto di simpatia per una persona che ne aveva passate tante. Ci fu un silenzio pieno di imbarazzo: persino io, con tutta la mia esperienza, faticavo a trovare una parola di conforto. E poi Gabe mormorò: – Abbiamo tutti lo stesso valore, agli occhi di Dio. Tom si voltò verso di lui con aria ammirata. Notai con sollievo che la lacrima non aveva superato il margine dell’occhio. La scacciò con una nocca. – Be’, è un bel modo di vedere le cose, – disse, sorridendo ancora una volta. – Ma resta il fatto che alcuni di noi potrebbero andarsene da questo mondo cosí, senza che nessuno se ne accorga.

Qualcuno, Alice McDermott, Einaudi, traduzione di Monica Pareschi. Marie ha sette anni. Parla poco. Solo se interrogata. O meglio pungolata. Letteralmente. Per il resto tace. E guarda. C’è così tanto da vedere a Brooklyn. I suoi abitanti sembrano un incrocio fra i dublinesi di Joyce, che rifuggono le polverose tende di cretonne che fanno da cesura tra Eveline e la vita vera e riempiono le strade, e la folla brulicante che anima la Parigi dei quadri di Pissarro. Una guerra è finita, l’altra comincerà fra non molto, ognuno si arrangia per vivere come può. Pegeen ha i piedi troppo lunghi, per cui non fa altro che inciampare, e guarda troppo i ragazzi. Lucy la Cicciona urla quasi di continuo. Bill Corrigan, a furia di starsene in trincea immerso nel gas, non ci vede quasi più. Walter lo si riconosce subito, per la scarpa ortopedica che gli fa da palla al piede. E poi, in fondo alla strada, c’è un convento di suore. Chissà quali dolci rimpianti tiene soffocati quel velo… A Brooklyn Marie cresce, trova lavoro in un’agenzia di pompe funebri, trova l’amore e il matrimonio. Una vita comune: dunque straordinaria. La pluripremiata – più che giustamente – Alice McDermott, con tocco sublime, tra Edna O’Brien, Elizabeth Strout e Anne Tyler, dà alle stampe un capolavoro di umanità.

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