Libri

“Cinecittà”

51Hv52zGz9L._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Improvvisamente mi sono ricordata che da bambina mia madre mi tingeva i capelli. “Solo le bionde sopravvivono” diceva. Evidentemente ognuno ha i suoi metodi per mimetizzarsi, personali strategie di sopravvivenza.

Cinecittà, Lizzie Doron, Giuntina. Traduzione a cura di Mirjam Presler. Titolo originale: Who the fuck is Kafka. Le alture del Golan, spesso definite anche come Gaulantide, sono un altopiano montuoso tra Israele, Siria, Libano e Giordania. Un luogo simbolico, conteso, importante dal punto di vista strategico, politico, economico, sociale, militare, culturale. Qui si trovano molti kibbutz (si intende, come da definizione enciclopedica, una forma associativa volontaria di lavoratori dello stato di Israele, basata su regole rigidamente egualitaristiche e sul concetto di proprietà comune, come ideale di eguaglianza, di lavoro a favore della comunità, tanto che ogni persona che ne fa parte ha l’obbligo di lavorare per tutti gli altri e in cambio, al posto di denaro, ricevere semplicemente i frutti del lavoro comune: in definitiva, un vero e proprio atto di ribellione comune nei confronti del consumismo): in uno di questi è cresciuta Lizzie Doron, nativa di Tel Aviv, metropoli, nella quale poi è tornata, ormai più che occidentalizzata, città finanche notoriamente gay-friendly. Con una prosa delicata, lieve ma niente affatto superficiale, elegante, semplice, lineare, credibile, Lizzie Doron affronta un tema arduo come la scalata di una montagna impervia: l’amicizia. È forse il più bello, il più puro e il più immediato dei sentimenti, ma come sempre si fa difficile raccontare ciò che sembra semplice, perché ogni parola pare di troppo, ridondante e al tempo stesso vuota, perché incapace, per suo naturale limite, di comprendere tutte le sfumature. Ma la Doron non corre questo rischio, anzi: l’equilibrio, la misura, la compostezza, la pacatezza e al tempo stesso la tensione narrativa, generata con ogni evidenza, verrebbe da dire, da un’intima esigenza di raccontare, mediante la quale si confronta con la complessità di definire pienamente un rapporto che lega due persone profondamente differenti fra di loro (e che una sia israeliana e l’altra palestinese è l’ultimo dei dettagli) ma anche inestricabilmente affini. Il dialogo è una continua fertile e feconda lievitazione, scambio e crescita, rivolta al futuro ma mai dimentica della storia. Da non perdere.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...