Libri

“Volevo morire a vent’anni”

51tP+e6Ny4L._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Amicizia soltanto, o non piuttosto, rimosso come ognuno di noi rimuove le pagine moleste della vita, vero e autentico amore?

Volevo morire a vent’anni, Camilla Salvago Raggi, Lindau. Ricorda tantissimo Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, ma anche Da qualche parte verso la fine di Diana Athill. È un incanto vero, è un libro che si legge in un attimo, che si divora, che incuriosisce, fa ridere, fa piangere, fa emozionare, fa pensare, fa sognare, fa fantasticare, è una ventata d’aria fresca. Perché Camilla Salvago Raggi, una vera signora, una donna da cui zampilla classe purissima a ogni sillaba, ha superato – lo dice lei stessa, non sia preso per un atto inverecondo – la soglia dei novant’anni, ed è un esempio per tutti: perché dice quello che pensa, quando lo pensa, come lo pensa e perché lo pensa. Si racconta, in tutto e per tutto, è una variopintissima bandiera che garrisce all’insegna della libertà. Un memoir delizioso, scritto con una quelità letteraria di rara finezza.

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