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“Razzismi”

download (5).jpegdi Gabriele Ottaviani

Il riconoscimento delle differenze si traduce in una scala di stereotipi più sfumata, ma non modifica questi ultimi in modo significativo.

Razzismi – Dalle crociate al XX secolo, Francisco Bethencourt, Il Mulino. Il razzismo è orribile. È un dato di fatto indiscutibile. È un’assurdità. È una manifestazione di idiozia. Come si può pensare che la minore o maggiore quantità di melanina possa determinare il fatto che una persona sia buona o cattiva? Come si può anche solo immaginare che i gusti sessuali di una persona – sempre che non si tratti di manifestazioni di violenza o sopruso – ne definiscano la serietà? Come si può ritenere che una fede religiosa normale, in cui non vi è traccia di istigazione all’odio verso gli altri, faccia di qualcuno un amico o un nemico? Eppure succede. Il razzismo esiste. Sempre di più. sempre più violento. Bisogna educare. Bisogna parlarne, senza faciloneria, senza prosopopea, senza banalizzazioni. Che sortiscono di norma, e non potrebbe essere altrimenti, anche qualora le intenzioni siano le migliori, l’effetto contrario. Il saggio indaga criticamente con dovizia di particolari le varie forme che il razzismo – inteso come fenomeno di stampo relazionale nonché come pregiudizio di prima matrice etnica generante politiche atte a discriminare indistintamente e ingiustificatamente – ha preso nel corso della storia occidentale: per capire, imparare, ragionare.

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