Libri

“Il ministero della suprema felicità”

download (1)di Gabriele Ottaviani

Come se essere stati compagni di asilo, di scuola e di università e aver recitato il ruolo di amanti omosessuali in un’opera teatrale non fosse abbastanza, durante i miei anni di stanza a Srinagar in qualità di vicecapo della sezione locale dei servizi, Naga era il corrispondente dal Kashmir per il suo giornale.

Il ministero della suprema felicità, Arundhati Roy, Guanda. Traduzione a cura di Federica Oddera. Un uomo vive in un cimitero. Una bambina appare una notte in mezzo ai rifiuti, figura Christi, verrebbe da dire con occhio occidentale avvalendosi della celebre definizione che Auerbach, commentando Dante, riservò a Beatrice, e cambiando quel che si deve, la cui nativa mangiatoia è fatta di immondizia. Una donna è stata amata da tre uomini. Che non la dimenticano. Che ne sentono la mancanza. Uno, in maniera particolare. Sono personaggi scintillanti come i colori delle mille spezie esposte su una qualsiasi delle bancarelle di un qualsivoglia mercato del subcontinente indiano, così unito e unico e allo stesso tempo così vario e frammentato, quelli di Arundhati Roy, la cui qualità letteraria è in grado di raggiungere vette con le quali è molto difficile, per non dire impossibile, competere davvero per chiunque. È un’elegia struggente sul senso della salvezza: solo gli ultimi e i puri di cuore potranno coltivare la speranza, perché non si arrendono, perché non si fanno abbattere dalle intemperie, perché credono nell’amore e lo praticano. Perché mettono in atto la cura. Che è preoccupazione, medicina, anelito. Imprescindibile.

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