Intervista, Libri

Umberto Macoratti: la storia è il DNA di un popolo

da-volontario-a-cospiratore_01.jpgdi Gabriele Ottaviani

Umberto Macoratti ha attraversato il Novecento: Paolo Macoratti ne ha raccontato la storia, e ora risponde alla domande di Convenzionali.

Quale esigenza l’ha portata a scrivere questo libro?

Già da tempo era mio desiderio pubblicare le memorie di mio padre, ma il lavoro sempre più impegnativo e una serie di complicazioni famigliari avevano alimentato la politica del “rinvio a tempi migliori”. Nel frattempo, gli approfondimenti sul Risorgimento di questi ultimi anni e la continuità ideale e storica esistente tra Ottocento e Novecento, narrati attraverso le vicende di una vita (oltre ad una serie di coincidenze: cinquantesimo anniversario della morte di mio padre e centenario della Guerra 1915-’18 ), mi hanno portato al doveroso impegno di rendere pubbliche queste memorie, ricche di particolari storici poco conosciuti, altrimenti destinati all’oblio, finalizzato soprattutto ad arricchire il bagaglio culturale delle giovani generazioni.

Che ruolo ha la storia nella nostra società?

La storia, per qualsiasi società o comunità organizzata, è fondamentale per la crescita della propria identità culturale, sociale e politica; la storia è il DNA di un popolo, la chiave di lettura della sua formazione e del suo carattere.

Qual è il principale valore della memoria?

Viene ripetuta spesso una frase: senza memoria non c’è futuro; e per futuro s’intende il progresso. Senza memoria si rischia di ripetere all’infinito gli stessi errori che hanno portato l’umanità a fare grandi passi da gambero. Il principale valore della memoria è dunque quello di costruire il futuro (progresso) su basi solide, fondate sull’esperienza degli anni e dei secoli passati.

Cos’è stata la grande guerra?

La Grande Guerra è stato forse l’ultimo legno messo di traverso ad una rivoluzione non ancora conclusa. Non si può comprendere quel momento storico, esploso solo cento anni fa, se non si conoscono, almeno in linea generale, i cambiamenti  politici, sociali e tecnologici dei primi anni del ‘900. Un’epoca di transizione che ancora non aveva sperimentato le nascenti tecnologie; un disastro annunciato ma sottovalutato da una mentalità ancora ottocentesca.

E il fascismo?

Anche il fascismo rientra, secondo me, nella categoria del legno messo di traverso a rivoluzioni non ancora compiute; ma qui si tratta di una rivoluzione culturale che la Grande Guerra aveva interrotto bruscamente. L’inizio della vera rivoluzione era stato il Risorgimento e, in particolare, la Repubblica Romana del 1849; che di Romana aveva solo il nome in quanto nata a Roma, ma che era già, in nuce,  Italiana: e i caduti provenienti da tutta Italia lo dimostrano. La Repubblica nacque da una elezione democratica dei suoi rappresentanti popolari “a suffragio universale” (anche se solo maschile), abolì la pena di morte, fece la riforma agraria, e molto altro, e tutto in soli cinque mesi di Governo, terminando la sua vita con una Costituzione tra le più democratiche della storia. Il fascismo si affermò perché il popolo italiano, in gran parte contadino e analfabeta, non ebbe il tempo d’essere educato alla democrazia.

Quali sono stati i meriti della Resistenza? E quali gli errori, se ne ravvisa?

La Resistenza ha riscattato gli Italiani dal peso di un ventennio oscuro che li avevano privati delle più elementari libertà. Un riscatto che ha permesso all’ Italia di non essere maggiormente penalizzata per aver perso la guerra. In più la Resistenza, chiamata anche “secondo Risorgimento”, ha riannodato quel legame democratico e solidale tra tutte le forze politiche che non si riconoscevano nel fascismo, in un’unica volontà di riappropriarsi della Patria invasa dai Tedeschi, aiutati dai rebubblichini di Salò. Come tutti i movimenti di liberazione, la Resistenza ha commesso molti errori sul piano militare e tattico, oltre alla frammentazione politica, ma questi non hanno influito sul giudizio finale dell’operazione.

In che modo la storia collettiva e quella individuale secondo lei si legano?

La storia collettiva si realizza attraverso molte individualità. Ciò che lega l’una all’altra, indissolubilmente, è la partecipazione o l’assenza di partecipazione alla vita collettiva. Quando né la partecipazione individuale, né l’assenza di partecipazione individuale riescono a legarsi con la storia collettiva, vuol dire che qualcuno si è impossessato della vita degli altri.

Qual è il valore della politica?

Si può riassumere in poche parole: servizio ai cittadini finalizzato al progresso umano.

Cos’è rimasto delle idee di Garibaldi oggi?

Garibaldi è uno di quei personaggi della storia di cui si conosce pochissimo perché è stato “scomodo”, militarmente e politicamente. E questa sua prerogativa, l’essere difficilmente catalogabile in questa o quella casella politica, ha determinato l’appropriazione indebita della sua personalità da parte di chi, volta per volta, è salito al potere. Potrebbe oggi interessare a qualcuno che Garibaldi sia stato un europeista convinto, un animalista, un pacifista, un naturalista, un agricoltore, un difensore dei diritti umani universali? Di lui, oggi, è rimasto soltanto il pragmatismo che lo ha portato a combattere per i popoli di mezzo mondo ed allearsi, da repubblicano convinto, con un Re Sabaudo (che gli ha pure fatto sparare contro in Aspromonte), per realizzare il sogno dell’Unità d’Italia. Nulla, o poco più, è noto alla gente delle idee di Garibaldi.

Perché scrive?

La scrittura è lo strumento migliore che ho per la comunicazione, più di quello verbale, perché mi permette di rileggere, riflettere e raffinare il mio pensiero. Se poi i miei pensieri  possono essere utili per qualcuno, ho risposto alla domanda.

Quali sono i suoi prossimi progetti letterari?

A settembre uscirà il mio primo romanzo,  edito da una editrice toscana, sul controverso mistero delle Scie Chimiche. La storia si sviluppa all’interno di un percorso investigativo intrapreso da un impiegato di una casa farmaceutica che scopre casualmente le trame occulte e inquietanti di un’organizzazione internazionale del crimine. È un piccolo tentativo per far conoscere, attraverso una finzione, una realtà dei nostri giorni ancora avvolta dal mistero. Attualmente sono impegnato a scrivere le vicende che mi hanno legato alla vita di due personaggi straordinari dei quali  ho avuto l’onore di essere amico.

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