Cinema

Vittorio Storaro a Fiesole

Vittorio Storaro 2La prospettiva si allarga. E con essa le panoramiche. I tempi del resto spingono sulla globalizzazione, il lavoro di squadra, fare rete, creare sistema. Che poi è la dimensione intrinseca, l’anima stessa, il nocciolo della “macchina cinema”. Una “macchina” appunto.

Dopo il ruolo dell’attore (Toni Servillo, Stefania Sandrelli) il Premio Fiesole dirotta sui Mestieri del Cinema. E inquadra la figura professionale che più di ogni altra sul set affianca il regista: il direttore della fotografia. Vittorio Storaro, tre Oscar, il mago della luce, l’”occhio” di Bernardo Bertolucci, Francis Ford Coppola, Warren Beatty, Carlos Saura e ora di Woody Allen che, dopo Café Society, lo rivuole con sé a New York per il nuovo film, incarna questa “vicinanza” al tempo stesso operativa e creativa che si configura anche come un rapporto di “dipendenza”. Sostiene Storaro: “Il regista è l’autore del film, il direttore della fotografia dipende da lui e condivide il suo destino. Ma di direttore sul set ce n’è uno solo, il regista. Preferisco definirmi un cinematographer, uno che scrive con la luce”.

La profonda conoscenza tecnico/teorica, il rispetto per le fonti energetico/luminose, lo studio dei rapporti tra luce naturale e luce artificiale e le conseguenti scelte cromatiche, la volontà di andare al di là della pura proposizione di un colore per evidenziarne le caratteristiche simboliche e fisiologiche, l’estrema attenzione per le nuove possibilità offerte dalla tecnologia (Storaro è il più sollecito osservatore e convinto sperimentatore della dimensione elettronica) sono alla base di scelte stilistiche che non solo approdano a risultati estetici di grandissimo rilievo e inedita originalità ma connotano un rapporto totale con la luce, fonte di ispirazione, culla di invenzione, materia di plasmazione, alveo di elaborazione.

Per Vittorio Storaro, Maestro del Cinema 2017, vale più di ogni altra definizione, la dedica di Bernardo Bertolucci: “Storaro è il pennello. Storaro è i colori. Storaro è la mano del pittore che io non sono e non sarò mai. Vittorio è sempre riuscito a materializzare, e ogni volta mi sembrava un miracolo, un’idea di luce o di colore che per me erano soltanto parole con cui visualizzare le storie che dovevo raccontare. Con lui ogni giorno nasce una specie di gara tra la luce e quello che la luce illumina”.

Gabriele Rizza

Direttore Premio Fiesole ai Maestri del Cinema 2017

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