Libri

“Una madre di carta”

41fdwE0YZ8L._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I figli erano un dono di Dio, ma costavano, e i soldi non bastavano mai.

Una madre di carta, Giuliana Moro, Panda. I figli sono figli, e non si pagano, diceva una delle più grandi eroine del teatro nostrano. Ma fino a tempi molto recenti in Italia avere natali che non vedessero la luce sotto l’egida del vincolo del matrimonio, sacro o profano che fosse, era un problema piuttosto serio, un assurdo marchio, una lettera scarlatta senza la benché minima ragione colpiva fiammeggiante creature innocenti, che non avevano chiesto di nascere, e che trovavano sempre qualche idiota pronto a insultarle gratuitamente sul cammino della loro vita. Del resto, si sa, dalla maldicenza non ci si può difendere, perché qualche imbecille che creda alla più sconsiderata delle calunnie c’è sempre, basta solo avere la pazienza di cercarlo e la sventura di trovarlo: persino la definizione, poi, era di rara volgarità. Figli di N. N., una sigla che equivaleva a un’onta. Siamo nel millenovecentotrenta, una bimba viene abbandonata sui gradini d’una chiesa, accolta da una famiglia, povera di mezzi ma non d’amore. La vita però è dura, la campagna non è quella dell’età dell’oro, non genera frutto da sola, e la guerra è incombente. Ma… Commovente, raffinato, emozionante, ben scritto, ben caratterizzato, credibile, avvincente, semplice, senza inutili virtuosismi: come dev’essere un romanzo.

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