Libri

“Trilogie imperfette”

download (5).jpegdi Gabriele Ottaviani

La chiamano la città del diavolo. Perché è tutta spinta verso l’alto ed è senza radici. Sembra che il diavolo l’abbia estromessa dalla terra, facendola eruttare verso il cielo in getti ripetuti che si sono pietrificati in tante torri di acciaio e di cristallo. Non si potrebbe spiegare altrimenti una tale ossessione per la verticalità. Solo una forza demoniaca poteva provocare una cresta di vette capace di sfidare il cielo, lungo una lingua di terra protesa tra due fiumi, priva di ogni traccia di memoria. Non ricordo come ci capitai… in realtà non ne avevo alcuna necessità. Intendo dire, non mi trovavo lì per turismo, né per studi o per affari. Tanto meno per cercar fortuna. In verità non sono mai stato in cerca di qualcosa. Ho sempre vagato senza una meta, seguendo l’istinto dell’apolide. In fondo non mi interessa la scoperta… semmai mi affascina la sorpresa. Forse è per quello che ero arrivato fin lì. Per quanto non ci fosse nulla di più noto, sapevo che sarebbe stato un salto nel buio… o meglio nell’aria. Può sembrar strano ma non vi arrivai dal mare e tanto meno dal cielo… emersi invece da quel sottosuolo privo di radici e orfano di storia, sbucando da una delle tante bocche della metropolitana proprio in fondo all’isola… per ritrovarmi subito inghiottito da una foresta di cemento, nano tra giganti…

Trilogie imperfette, Alessandra Fagioli, Sovera. I corpi, i luoghi e le azioni, gli avvenimenti che, coinvolgendo le più diverse persone, determinano in uno stesso momento tutta una serie di reazioni che comportano a loro volta dei cambiamenti che possono essere perfino radicali, sono i temi del nucleo fondamentale dell’opera di Alessandra Fagioli, che con Trilogie imperfette indaga, per il tramite di uno stile ricco di riferimenti, vario, complesso, metanarrativo, polimorfo, articolato ma mai ostico, la contemporaneità disarmonica, fragile, precaria, agitata continuamente da opposte forze centrifughe che tendono alla disgregazione ma allo stesso tempo mostrano anche la strada da percorrere per il recupero dell’umanità. Se il racconto a riavvolgersi di una storia d’amore, dalla perdita da elaborare fino alla stupefazione del suo sbocciare, commuove e attanaglia, la stessa morsa vivono i personaggi di un romanzo che vorrebbero avere altre vite, e dunque si rivoltano contro chi li ha generati. Una stessa isola, poi, luogo altro, chiuso e insieme aperto all’infinito per eccellenza, può essere l’approdo sia per un naufrago che per un fuggitivo, mentre di Manhattan la dimensione isolana quasi si perde nel monologo di un viaggiatore che si ritrova via via sempre più impelagato in una sorta di tunnel degli specchi deformanti che hanno parvenza di ossessioni. Istanbul, Mosca e San Pietroburgo appaiono personaggi molteplici, così come quattro insieme sono le voci di bimbi vittime della Jihad, ancor più stentoree di quelle di un professore alle prese con la sua lezione, o del cantore di una ballata contro le mafie. Da leggere.

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