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“In viaggio con Leopardi”

51fFiBKv9GL._SX295_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi comincia a stomacare il superbo disprezzo che si professa di ogni bello e di ogni letteratura…

In viaggio con Leopardi, Attilio Brilli, Il Mulino. Come molte delle cose che si studiano sugli angusti banchi delle anguste e spesso fatiscenti classi, l’imposizione determinata da programmi che andrebbero rifondati alla radice, perché ormai non rispondono più da tempo alle esigenze culturali della società (non è possibile, per dirne una, che un ragazzo che esce dal liceo e che si accinge ad affrontare il ben poco utile esame di maturità, visto com’è strutturato, come del resto sono ben poco utili anche quelli di terza media, debba pensare che la letteratura italiana finisca, se tutto va bene, con quei tre versi in croce di Montale letti il sette di giugno con una soglia dell’attenzione pari allo zero mentre in cortile già si sente l’eco del lancio dei gavettoni per festeggiare la fine dell’anno scolastico), la rende odiosa. Così anche Leopardi e la sua produzione letteraria di livello pregevolissimo su scala internazionale finiscono per essere considerati indigesti e polverosi. In realtà la figura del poeta e intellettuale recanatese è ovviamente molto più complessa della vaga impressione che ne può restituire un’antologia che ripropone solo Silvie rimembranti, passeri solitari, donzellette che vengono dalla campagna in sul calar del sole e ginestre eque e solidali: tanto per cominciare Leopardi non è affatto rimasto sempre e comunque confinato nelle quattro mura della sua augusta magione nelle Marche arretrate d’epoca pontificia. Ha viaggiato, eccome, e da ogni viaggio, come accade a chiunque affronti la partenza con spirito aperto all’apprendimento e al rinnovamento, è tornato diverso da com’era. Roma, Bologna, Milano, Firenze, Pisa, Napoli: certo, non ha visto molto, è uscito di casa tardi, e probabilmente la lunga permanenza nel natio borgo selvaggio con tanto di siepe invasiva che gli impediva di guardare bene l’orizzonte ha fatto sì che l’approccio a ogni sua meta sia stato carico di eccessive aspettative, esponendolo al rischio di una delusione, ma la sua straordinaria sensibilità gli ha permesso di realizzare dei finissimi ritratti di vite ed emozioni comprendendo anche con un solo sguardo la complessità di intere condizioni: Attilio Brilli racconta tutto questo e molto altro in un volume agilissimo e importante.

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