Intervista, Libri

Claudia Fiorotto Zampieri e la gioia dell’amore

41JTurzkiGL._SY346_di Gabriele Ottaviani

Ne abbiamo conosciuto la scrittura attraverso le pagine di Mio marito…, sentiamo ora le sue parole: Claudia Fiorotto Zampieri.

Qual è stata l’esigenza che l’ha portata a scrivere questo libro?

Mio marito… è nato come una piccola riflessione e provocazione su ciò che ho colto ascoltando donne diverse, amiche, conoscenti, colleghe così come pescando da qualche fatto di cronaca. La molla però è stata l’aver ripescato un vecchio testo, scritto da Dacia Maraini nel 1968, una raccolta di brevi storie, pure quella, che dava una testimonianza storica sulla condizione femminile di allora. Sulla scia di quella lettura e attingendo come dicevo alle confidenze di altre donne, sono così scaturiti trentatré racconti più o meno brevi che svelano, a cinquant’anni di distanza, una diversa consapevolezza di esistere, di contare, stare e camminare nel mondo.

Cosa rappresenta l’amore per lei?

L’amore è gioia, dono di sé, condivisione, rispetto, voglia di mettersi in gioco, umiltà e meraviglia per ciò che di speciale possiamo far scaturire da noi stessi tramite l’incontro con l’altro.

Cos’è il maschile nella realtà? E cosa il femminile?

Premesso che noi non vediamo la realtà, ma vediamo solo la nostra costruzione della realtà che dipende dalle esperienze vissute o percepite dalla nostra coscienza, potrei elencare una serie di qualità o atteggiamenti che vengono identificati come prettamente maschili o femminili, quali l’aggressività, la determinazione, la forza, la temerarietà, il potere, la disciplina e la competitività, da un lato (maschili) e l’intuito, l’accoglienza, il nutrimento, la dolcezza, l’adattamento, la tenacia, la perseveranza, la dignità e l’equilibrio, dall’altro (femminili). Ma preferisco affidarmi a dei versi che mi arrivano or ora mentre scrivo:

Maschile è lo sguardo,

Femminile la visione

e nell’intreccio degli intenti

sfumano

il reciproco orgoglio,

ascoltando silenti,

dopo il combattimento

la semplicità della vita.

Qual è la differenza fondamentale, secondo lei, nell’approccio ai sentimenti fra uomini e donne?

Quando è l’amore a governare una donna, lei si dona anima e corpo e compie quella stravaganza del dimenticare sé stessa, ma sa essere autentica e visionaria, capace di ribaltare quelle che riteneva fossero le sue priorità. L’uomo tendenzialmente non perde il proprio centro, è la sua ancora che lo porta a calibrare i propri slanci, spesso dettati da quelle parti di sé con le quali non è avvezzo a conversare.

Qual è il messaggio che le piacerebbe riuscire a trasmettere ai suoi lettori?

Nel divenire delle nostre singole esistenze ricordiamoci di essere autentici, poiché solo così sapremo accogliere ciò che la vita ha in serbo per noi.

Qual è il libro che avrebbe voluto scrivere?

Orlando (V. Woolf) – le differenze degli opposti, femminile e maschile si mescolano mostrando con meraviglia quale incantevole risultato ne esce.

E il film che più le tocca il cuore?

The tree of life di Terrence Malick (2011).

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Sto lavorando ad un romanzo le cui fila si sono rivelate nel corso di una ricerca condotta in Archivio Diocesano a Vittorio Veneto e poi a Treviso. Mi sono imbattuta in altre vite sfogliando antichi registri di nascita, e quelle parole, vergate quasi tre secoli fa, hanno iniziato a prendermi per mano. Ci vorrà tempo ma sono fiduciosa, personaggi ed eventi mi stanno guidando.

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