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“I fiori del giorno”

download (1).jpegdi Gabriele Ottaviani

Perché sua mamma era moribonda di una tristezza che appena nascondeva, insieme al suo nuovo compagno, un ragazzino così giovane da poter essere suo figlio. Nell’ultimo anno, intorno alla sua anima indurita, una crepa si era fatta strada dall’ultimo strato di pietra dritta fino al cuore nascosto di Luca, sottile, precisa, mirata come la traiettoria di un proiettile. Da lì era partito il crollo, ed era al limite del punto in cui non poteva più essere salvato quando Anita lo salvò. La incontrò allo zoo di Barcellona, una mattina di luce pigra d’ottobre. Lui aveva una barba ispida e una borsa di stoffa verde a tracolla – tutto si sarebbe detto di lui tranne ch’era un medico. Lei indossava quel suo capottino ocra che due settimane dopo Alessandro le avrebbe tolto con impazienza nel suo appartamento, e con i capelli corti e il viso senza trucco sembrava una ragazzina. Alessandro entrò dall’entrata nord dello zoo, Anita dall’entrata sud. Seguirono percorsi paralleli per almeno mezz’ora; quando lei svoltò a destra lui svoltò a sinistra, si trovarono due volte alla massima distanza l’uno dall’altro all’interno del parco, fecero giri completamente scollegati e senza un reale motivo logico, senza che i rispettivi percorsi l’avessero potuto spiegare, si ritrovarono davanti alla voliera. Nell’intreccio simmetrico del ferro battuto filtrava la luce limpida del sole, mattutina e vetrosa, oscurata con rapidità istantanea dal volo di qualche uccello.

I fiori del giorno, Beatrice Morra, Alessandro Polidoro editore. Beatrice Morra è un’esordiente. Di indubbio talento. Appare chiaro leggendo la sua raccolta di racconti. Che commuovono ed emozionano senza trucchi, senza inganni, senza infingimenti, senza vacui o sterili sentimentalismi creati a tavolino e fatti apposta per piacere. Viceversa è l’aroma forte e inebriante, talvolta persino disturbante, come quello dei tigli in fiore, perché costringe a vedere cose che non vogliamo vedere, dell’autenticità che permea tutte le narrazioni, caratterizzate nel dettaglio, attraverso immagini evocative e simboli fortissimi, come una sigaretta accesa che si consuma al fuoco come una falena o un mazzo di fiori bello da strangolare il cuore, e impregnate di quel senso di straniamento e isolamento che esalta ancor di più la necessità di solidarietà e condivisione. Da leggere.

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