Libri

“Ragione e sentimento”

ragione_e_sentimento.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Davvero? Be’, questo è assolutamente sorprendente! Nessuna parentela! Nessuna relazione tra di loro! E proprio ora che i benefici hanno certi prezzi! Qual era il valore di questo?»   «Circa duecento sterline all’anno.» «Molto bene… e per la successione di un beneficio così… supponendo che l’ultimo titolare fosse vecchio e malato e che probabilmente l’avrebbe lasciato presto libero… avrebbe potuto ricavarne millequattrocento sterline, oserei dire. E com’è potuto accadere che non si sia occupato della questione prima della morte di quella persona? Ora senza dubbio sarebbe troppo tardi per venderlo! Ma un uomo previdente come il Colonnello Brandon! Mi stupisco che sia stato tanto incauto su una faccenda così comune e naturale! Be’, sono convinto che ci sia una vasta dose di incoerenza nel carattere di quasi ogni essere umano. Comunque, pensandoci meglio… suppongo che il caso possa probabilmente essere questo: Edward avrà il beneficio solo fino a quando la persona a cui il Colonnello ha davvero venduto la successione sarà abbastanza vecchia da riceverlo. Sì, sì, dev’essere così, contaci.»

Ragione e sentimento, Jane Austen, De Agostini, traduzione – particolarmente brillante – a cura di Monica Manzoni, prefazione di Evita Greco. Persino il grande cineasta Ang Lee (Il banchetto di nozze, Mangiare bere uomo donna, Tempesta di ghiaccio, La tigre e il dragone, il sopravvalutato Brokeback Mountain, Lussuria, Vita di Pi, Billy Lynn) si è cimentato con questa storia: d’altronde, è francamente irresistibile, a partire dai caratteri che ne costituiscono le tessere fondamentali. Di enorme successo sin da subito, tanto che già nel milleottocentoquindici è stato tradotto in francese, è la storia di due sorelle che pur essendo unite dal sangue nella realtà dei fatti sono come l’acqua e l’olio. Una, Elinor, la più grande, è la ragione, l’altra, la seconda, Marianne, di due anni più piccola, è il sentimento. Sono le sorelle Dashwood, figlie di secondo letto di un gentiluomo di campagna che, com’è inevitabile che prima o poi accada a tutti coloro che giacciono sotto il cielo, d’un tratto muore e che, secondo tradizione, lascia tutto al primogenito il quale, sobillato dalla moglie, non mantiene la promessa di occuparsi della madre putativa e delle sorelle – ce n’è anche una terza – e quindi si dedica solo al suo bambino. Le donne, invece, sono di fatto ospiti sgradite in casa loro, e quindi costrette a trovarsi un’altra sistemazione. Come si può facilmente notare, dunque, una storia di tragica autenticità, talmente contemporanea da essere sempiterna, credibile, verosimile e universale al netto dei dettagli specifici: del resto è cosa odiosamente nota che quando si deve dividere una eredità si è già troppi quando a farlo si è in uno, l’avidità, checché se ne dica, è la pianta più prolifica della natura umana. Le giovani, e non solo loro, sono dunque alle prese con le sfide della vita, che affrontano con forza d’animo, umanità, intelligenza e ironia: la nuova veste di questo classico adatto a tutte le età riproduce mirabilmente questo insieme di sensazioni, che, come al retorica classica insegna, allo stesso tempo commuovono, istruiscono e dilettano.

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