Cinema

“Parliamo delle mie donne”

Parliamo-delle-mie-donne-1-1024x683di Gabriele Ottaviani

Parliamo delle mie donne. È un fotografo di grido ormai non più giovane, che ha immortalato la guerra e che per questo non ama la caccia, è un uomo affascinante, ha avuto quattro figlie tra loro molto diverse, una per stagione della vita, che ha chiamato Primavera, Estate, Autunno e Inverno, da altrettante donne altrettanto differenti, è un inguaribile seduttore neghittosamente e profondamente perbene che ha comprato per le sue ragazze una magione stupenda presso Megève, lontana da quella Parigi che ora lo opprime, immersa nella natura alpina, abitata anche da gatti ghiottoni, un’aquila ammaestrata di nome George e uno splendido cagnone, Fonfon le bobtail (Fanfan la Tulipe, del resto, era tutt’un’altra storia), e la bella e buona agente immobiliare vedova quarantenne con gemelli – un maschio e una femmina – adolescenti a carico che si occupa della transazione non può che diventare la sua nuova compagna di una vita che sta perdendo le ultime foglie. Del resto l’unica presenza davvero costante di un’esistenza gaudente e solitaria, esaltante e malinconica, è l’amico di sempre, il medico che è più di un fratello, è il compagno di giochi durante la ricreazione passata per esempio a guardare in tv per la centesima volta Un dollaro d’onore (unico caso in cui il titolo italiano, vista la celebre scena, seconda per fama solo a quella del whisky versato di nuovo nella bottiglia per dimostrare di non esser più un beone tremebondo, in cui Dean Martin, ormai senza più dignità, deve recuperare la moneta dalla sputacchiera, è più azzeccato di quello originale, Rio Bravo, che del resto in Italia era già stato utilizzato per la pellicola di nove anni prima, ossia del millenovecentocinquanta, che invece gli americani chiamano Rio Grande): un uomo, dunque. E come è descritta bene quest’intimità purissima e vera… Johnny Hallyday è perfetto per il ruolo, che gli calza a pennello e senza difficoltà, ma tutti funzionano, a parte la più giovane del gruppo, che incarna Inverno e quando deve dare corpo alle emozioni più intense e rabbiose ha purtroppo grossi problemi, la fotografia è spettacolare, la colonna sonora furba e meravigliosa, il doppiaggio meno nocivo del solito: peccato che procrastini troppo il finale, ma comunque la pellicola di Lelouch (che, parliamoci chiaro, a parte Un uomo, una donna, pur esso sopravvalutato, non è che abbia mai realizzato dei capolavori assoluti: insomma, non è Truffaut, ma nemmeno Sautet) è un gioiellino da non perdere. In sala dal ventidue di giugno.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...